DANCING WITH MYSELF Trentadue artisti in mostra a Punta della Dogana

DANCING WITH MYSELF Trentadue artisti in mostra a Punta della Dogana

Domenica 8 aprile apre “Dancing with Myself”, la mostra collettiva a cura di Martin Bethenod e Florian Ebner negli spazi di Punta della Dogana di Venezia.

Gilbert-George-Cry-1984

Gilbert-George-Cry-1984

Nata dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, “Dancing with Myself” è una mostra che indaga l’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ’70 a oggi e il ruolo dell’artista come protagonista e oggetto stesso dell’opera. Continui dialoghi nascono e si intrecciano tra le diverse opere e i trentadue autori, differenti tra loro per cultura e provenienza, per generazione ed esperienze che creano di volta in volta contrasti o affinità di lettura.

“L’artista è la materia prima” ci spiega Martin Bethenod direttore e co-curatore della mostra “L’artista è lo strumento e il corpo, che usa non per parlare di sé stesso come fosse un autoritratto, ma per parlare del mondo”

É proprio il corpo e la sua rappresentazione ad essere, per tutto il percorso espositivo, veicolo di malinconia o di vanità, talvolta giocando ironicamente o delineando un’autobiografia politica ma anche una riflessione esistenziale. Il corpo, sempre nelle parole di Bethenod, è il protagonista assoluto di una generazione pre-selfie e anti-selfie, al centro di un’età non ancora schiava delle nuove tecnologie.

Il ritmo del percorso è scandito dai molteplici linguaggi artistici: fotografia, video, pittura, scultura e installazioni, che animano gli spazi nudi e i muri perimetrali a mattoni grezzi, lasciati volutamente a vista.

Fil rouge in “Dancing with Myself” è poi la riflessione sullo scorrere del tempo, una sensazione costante che appare ancora più forte grazie al contesto materico che fa da cornice alla mostra. Ecco quindi accostati il ritratto giovanile di R. Stingel in veste di alpino (1976) e l’uomo ormai stanco e trascurato la cui foto porta i segni di bottiglie e bruciature. Più ironico un giovane Damien Hirst nello scatto “With dead head” (1991) divertito mentre fa una smorfia, mentre accanto è posto il suo noto busto di collezionista (2016), invecchiato e incrostato da alghe e licheni.

Kurt-Kranz_Munderreihen-1930-1931

Kurt-Kranz_Munderreihen-1930-1931

Il tempo segna in modo tangibile la prima opera che il visitatore incontra nella prima sala della mostra: l’uomo di cera di Urs Fischer (senza titolo, 2011) che come una candela umana viene consumato dalle fiamme per tutta la durata della visita.

Negli spazi dedicati al tema Giochi d’identità spiccano le serie fotografiche di Cindy Sherman (1976-2000), le pose di M.Bascoulard e quelle di Urs Lüthi degli anni Settanta. A seguire la riflessione sulla tematica razziale, affidata al video di Steve McQueen, e lo spaccato autobiografico sull’America Latina nei video-report di Paulo Nazareth. Già presenti nel 2014 nella mostra a Palazzo Grassi, torna qui la coppia Gilbert & George con tre opere dal formato gigante e dal sapore eccentrico (Bummed 1997, Cry 1984 e Blood tears spunk piss 1996). Femminile e giocoso è il video-performance dell’artista francese Lili Reynaud-Dewar; in chiusura, al piano terra della torretta, la doppia scultura “We” di Maurizio Cattelan.

Maurizio-Cattelan-We-2010

Maurizio-Cattelan-We-2010

Urs-Fischer_Untitled_2011

Urs-Fischer_Untitled_2011

È disponibile il catalogo della mostra in edizione trilingue (italiano, inglese, francese) pubblicato in co-edizione da Marsilio Editori, Venezia e Palazzo Grassi-Punta della Dogana.
DANCING WITH MYSELF
08.04.2018 – 16.12.2018

a cura di
Martin Bethenod e Florian Ebner

Punta della Dogana
Dorsoduro 2
30123 Venezia
Fermata Vaporetto:
Salute (linea1)

Aperto dalle 10.00 alle 19.00
Ultimo ingresso alle 18.00
Chiuso il martedì

Cindy-Sherman-Untitled578-2016

Cindy-Sherman-Untitled578-2016


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