Joseph Kosuth Maxima Proposito a Pescara

Joseph Kosuth Maxima Proposito a Pescara

La nuova mostra di Joseph Kosuth alla galleria Vistamare di Pescara è basata sul lavoro di Ovidio.

E’ la prima volta che l’artista si confronta con il poeta romano, nato a Sulmona vicino Pescara, e contemporaneo di Orazio e Virgilio. Kosuth si appropria di una serie di testi di Ovidio scritti durante il regno d’Augusto, apogeo della civiltà romana, un’epoca colta, cosmopolita e sofisticata.

L’artista presenta una selezione di scritti in inglese e in latino che costituiscono assieme un’istallazione site-specific che percorre le quattro stanze della galleria. Ciascun frammento di testo è anche da considerarsi un’opera a se stante, egualmente autorevole e indipendente. Le frasi e parole scelte dall’artista hanno profonde valenze storiche. Il progetto si pone e come una struttura concettuale totalizzante che si estende all’interno del contesto architettonico della galleria e, simultaneamente, come una costellazione di opere indipendenti. Le istallazioni svolgono una funzione importante nel lavoro di Kosuth, ma anche le opere più piccole, non istallative, gli permettono di confrontarsi con idee che toccano problematiche diverse da quelle affrontate nelle opere site-specific.

Questi significati frammentati sono indipendenti dal significato generato da Kosuth, allo stesso tempo l’artista li deputa alla produzione del suo proprio ‘significato’. Come spesso avviene nella sua ricerca, è il significato a essere determinato dal contesto. Il fruitore è incoraggiato a pensare e partecipare anch’esso alla costruzione del significato dell’opera; per Kosuth è l’osservatore a completare l’opera. In questo modo il fruitore condivide il concettualizzante processo creativo dell’artista, invece di percepire l’opera d’arte come un frammento della storia o forma di intrattenimento visivo. Il contesto invita lo spettatore/lettore ad avvicinarsi alle parole di Ovidio attraverso un’ottica diversa e, infine, a esplorare il “nuovo” significato generato sia dall’artista che dai suoi stessi fruitori.

Joseph Kosuth si è servito di testi “readymade” sin dall’inizio della sua carriera negli anni sessanta. Infatti, c’è un ristretto gruppo di citazioni tratte da altri artisti all’interno di The First Investigation. Per Kosuth ogni opera d’arte nasce da materiale “preso in prestito”, anche se questo è solitamente celato da una maschera di apparente naturalezza derivante dall’abitudine e dall’autorevolezza della tradizione. Lo scrittore utilizza parole coniate da altri, rivendicando individualità espressiva e responsabilità soggettiva della propria creazione: allo stesso modo Kosuth prende in prestito non solo parole ma anche frasi e paragrafi, talvolta libri e persino biblioteche intere, scritte da altri. Il significato generato da questa operazione viene reclamato per sé, svelato all’interno del proprio lavoro. Tale modus operandi, secondo Kosuth, rivela il carattere vero dell’arte. L’uso e la selezione che l’artista fa di citazioni di autori e filosofi, rappresentativi di un certo corpus teorico e letterario, che hanno contribuito in modo significativo alla cultura contemporanea, si fonda sulla parola scritta ed è inseparabile dal suo contesto.

Joseph Kosuth Maxima Proposito (Ovidio)
Vistamare, Pescara

 

 


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