Le “Bestie di scena” al Piccolo Strehler di Milano

Le “Bestie di scena” al Piccolo Strehler di Milano

“Bestie di scena”, a tratti cavie da laboratorio, perché al nostro arrivo gli attori sul palco si preparano a una prova fisica impegnativa e stancante.

Il loro allenamento scandito da un ritmo quasi militare avviene in un ordine apparente, seguito presto dai primi cenni di un caos che assume i tratti di un’esperienza di gruppo disarmante, una sorta di esperimento sociale.

In un Eden contemporaneo quattordici corpi si spogliano, privandosi di ogni indumento e mostrando la propria nudità, per come la nascita getta bruscamente l’uomo al mondo. In fila di fronte a un pubblico inerme, i protagonisti tentano con imbarazzo e goffaggine di celare con le sole mani ciò che con decisione hanno appena svelato. Non una parola, ma gesti, intensificati più avanti da accenni di dialetto e qualche intercalare di non facile comprensione.

A parlare è il movimento primitivo e non la voce di una società civilizzata, riportando l’attimo attuale al principio, al momento in cui giunti alla luce abbiamo dovuto imparare a strisciare, gattonare e poi camminare su questa terra, e scoprirci per la prima volta interamente nudi al mondo. Ansia, vergogna, soggezione, paura.

L’interazione di una volontà esterna muove i fili di un non-racconto, gettando letteralmente in scena oggetti di vario tipo, aiutando e ostacolando in alternanza, sfidando, guidando e suggerendo di volta in volta le azioni o le mosse da compiere. Pedine di una scacchiera immaginaria, attivati e disattivati a distanza, gli attori simulano e “scimmiottano” – è il caso di dire – comportamenti e reazioni di una quotidianità che è la nostra, dello spettatore complice di quello stesso occhio vigile e supervisore di un Grande Fratello alla Orwell.
Corpi abbiamo detto, ma soprattutto anime, spaesate e agitate, che sembrano sorreggersi a vicenda, per poi sfidarsi, competere, arrabbiarsi, deridersi, sgridarsi, sostenersi e poi ritrovarsi.

Perdonarsi e ripulirsi, forse da quei peccati fonte di inaccessibili colpe, espiabili solo con tempestive punizioni divine. Nessuna provocazione o rimando sessuale; la nudità in scena è tutt’altro che sensuale, decisa piuttosto ad anestetizzare un pubblico che, impreparato, prima ne rifiuta la visione, e poi ne accoglie gradualmente la presenza fino a dimenticarne il carico emotivo. Sarà il comandamento finale, l’unico inadempiuto dal gruppo, a dare conferma di quanto sussurrato e poi urlato sin dal principio: siamo noi quegli esseri inabili che tentano di sopravvivere alle circostanze inattese, vittime e cavie di un’esperimento cosmico chiamato vita.
“Bestie di scena”
ideato e diretto da Emma Dante
Fino al 19 marzo 2017
presso il Piccolo Teatro Strehler di Milano

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Emma Dante

Emma Dante