Attribuire la paternità ai capolavori del passato non è solo un dono ma questione di occhio. Giovedì 17 maggio alle ore 18.30 a Brera, Philippe Costamagna, esperto di pittura italiana del Cinquecento, presenta il suo ultimo saggio Avventure di un occhio, in cui rivela le sue doti da detective.

Quando l’opera d’arte la riconosci al primo sguardo.
Philippe Costamagna, direttore del museo Fesch di Ajaccio, si approccia ai capolavori del passato con lo stesso occhio clinico di uno Sherlock Holmes contemporaneo, scioglie enigmi e percorrendo le orme di figure titaniche come Berenson, Longhi o Zeri, è ancora in grado di cogliere l’aura di un’opera d’arte. Ma come si diventa “occhio”? Quali sono le doti necessarie, quale il percorso da seguire? Costamagna ci introduce ai trucchi del mestiere con “Avventure di un occhio”, un volume sapiente a metà fra il memoir e il saggio, edito da Johan & Levi. La presentazione del libro, presso la Sala della Passione della Pinacoteca di Brera, è accompagnata da una conversazione tra l’autore e Philippe Daverio, Stefania Mason e Carlo Orsi.

«Se lo storico dell’arte può accontentarsi di ricorrere a una ricca biblioteca e a un vasto repertorio di immagini, quello che io chiamo “occhio” ha la missione di scoprire la paternità dei dipinti solo a partire dal suo sguardo. Il suo compito è vedere. E, per riuscirci, non può sottrarsi al contatto diretto con ogni opera.»

Come tutti i mestieri eccezionali, da quello dell’investigatore a quello dell’esploratore cinquecentesco o del naso in profumeria, quello dell’occhio è un misto di talento innato e sapienza acquisita. Un dono che per esprimersi va coltivato, esercitato, messo costantemente alla prova. Secondo lo storico dell’arte l’estro e il sapere tuttavia non sono sufficienti: per ottenere l’avallo della comunità scientifica (conditio sine qua non della sua stessa esistenza) occorre anche una buona dose di audacia e, perché no, di fortuna. Accade nel suo celebre caso del “Bronzino miracoloso”, che dà il titolo al primo capitolo, nel quale Costamagna ripercorre le fortunate circostanze che nel 2005 lo hanno portato a snidare casualmente in un museo di Nizza una Crocefissione di Bronzino citata dal Vasari e data per dispersa fino a quel momento. Un raggio di luce che entra dalla finestra e la presenza di un altro esperto a corroborare l’azzardata intuizione sono gli ingredienti fortuiti che hanno permesso al suo occhio di “vedere”, nella levigata lucentezza delle unghie del Cristo, un dettaglio inconfondibile del maestro fiorentino passato inosservato per secoli.

Ripercorrendo i momenti fondamentali della costruzione della sua singolare carriera, l’autore intreccia alla propria esperienza personale la storia dei personaggi che hanno contribuito a fondare e consolidare la storia dell’arte come disciplina, “la nostra santa trinità” Berenson-Longhi-Zeri, come Costamagna ama definirli, ma anche gli studi intrapresi con Sylvie Béguin, quelli presso la fondazione Longhi di Firenze e la formazione sul campo bazzicando in lungo e in largo le chiese del centro Italia. Passando attraverso un susseguirsi avvincente di aneddoti e informazioni dotte, arriva a spiegarci la nascita e il sodalizio fra gli esperti italiani e i grandi collezionisti americani, per poi condurci per mano nell’inaccessibile stanza dei bottoni dove si svelano sotto i nostri occhi i segreti e le insidie della sua professione tanto ambita quanto misteriosa.

Dalla delicata questione del restauro al proliferare dei falsi, dall’avvento delle nuove tecnologie all’affermarsi di una tendenza sempre più spiccata a delegare alle prove e ai criteri scientifici la datazione, l’attribuzione e perfino il restauro di un’opera (con scarsi risultati e clamorosi strafalcioni acclusi), l’esperto ci introduce ad un mestiere che si rivela in perenne equilibrio fra la necessità del rigore scientifico e le gratificazioni offerte dal mercato dell’arte e dal mondo dei collezionisti, evidenziando le trappole più comuni in cui perfino l’occhio più esperto deve evitare di incorrere. Dal tono vivace e per nulla accademico, mescolando alto e basso, passato e presente, riferimenti colti e aneddoti succosi, il racconto si dimostra capace di incuriosire e appassionare il più profano o digiuno dei lettori anche grazie alla carrellata finale sulle varie declinazioni che l’occhio può assumere in ambito contemporaneo, dalla moda alla fotografia.

Philippe Costamagna (Nizza, 1959) è uno storico dell’arte specializzato in pittura italiana del Cinquecento. Dopo gli studi a Parigi (Sorbonne ed École du Louvre), ha perfezionato le sue competenze presso la Fondazione Longhi e villa I Tatti di Firenze. È autore di una monografia su Pontormo (1994). Dal 2006 è direttore del Palais Fesch Musée des Beaux-Arts di Ajaccio.

Avventure di un occhio_Costamagna
Giovedì 17 maggio ore 18.30

Pinacoteca di Brera, Sala della Passione

Conversazione intorno al volume Avventure di un occhio
di Philippe Costamagna
Johan & Levi Editore

Con l’autore intervengono:
Philippe Daverio, Stefania Mason, Carlo Orsi

Ingresso libero fino a esaurimento posti

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