FRANCIS BACON

Ogni gesto, ogni segno, ogni macchia di colore su una tela di Bacon è potenza assoluta. Non c’è perdono nelle sue tele, non c’è consolazione. Fuori dalla sua volontà, tutto quello che ha preso forma nelle sue composizioni, si presta a un’interpretazione così ampia e complessa da far precipitare lo sguardo e la mente nell’oblio. Il motus è perpetuo, il corpo si anima e sembra vibrare di pulsioni vitali o di spasmi di morte. Contrazioni fisiche si alternano nella solitudine di un essere umano solo sulla tela, come nella vita, abbandonato alla disperazione. Pietas e dolore si fondono al conforto della rassegnazione. La condizione di consapevolezza, il tentativo di fuggire da se stessi sapendo di non averne facoltà è l’arma di delirio del corpo “sconsacrato” dipinto da Francis Bacon. L’artista ha raggiunto in tutto il suo percorso risultati eccelsi, senza mai lasciare spazio alla perplessità, al margine di prova. Nessun quadro compiuto ha efficacia minore, tutti conservano quella freschezza di gesto, quella violenza di flusso nervoso, quella verità assoluta.

Le fotografie di Muybridge sono state per lui la base dello studio del movimento del corpo nello spazio, l’urlo della bambina nel film di Ejzenštejn “La corazzara Potëmkin” la fonte d’ispirazione per la sua ossessione nel dipingere volti urlanti e ancora il dipinto di del Papa di Velasquez, il Cristo di Cimabue da lui capovolto. L’arte di Bacon sembra essere una summa di una moltitudine di esperienze artistiche, che si sintetizza in un linguaggio assoluto e irraggiungibile. Unico, inimitabile e indelebile, un segno immortale che non conosce il tempo. Una lezione che Bacon non aveva forse l’intenzione di dare, significati e significanti che l’artista probabilmente non aveva previsto. In un’intervista realizzata da David Sylverster narra la sua volontà di non voler raccontare nulla, tentando solo di estrarre dal suo sistema nervoso delle immagini più nitide e accurate possibili. La grandezza del gesto ha superato la sua stessa volontà e forse quello che lui prevedeva potesse accadere sulle sue tele.

 

“Nessun’arte è possibile senza una danza con la morte.” Louis-Ferdinand Céline

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Testo di Ilaria Bochicchio

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