1) Maia raccontaci della tua ricerca artistica, qual è il tuo obiettivo principale?

Il mio interesse principale è sui ruoli femminili, sulle aspettative, su ciò che una donna dovrebbe fare, può fare, vuole e desidera, quello che non dovrebbe dire … e come disobbedire alle regole.

Cerco cose che diamo per scontate, schemi, regole, stereotipi, fiabe e concetti come relazioni e matrimoni … Mi piace sperimentare questi concetti nella vita reale, capire qual è la loro radice, de-costruirli, metterli in discussione e giocarci.

Nel mio lavoro mi piace mostrare la sensibilità e la debolezza femminile e gli sforzi per superarla e trasformarla in una forza.

2) Quando hai iniziato a fare arte nella tua vita? Ti ricordi un momento specifico che ti ha ispirato per la prima volta?

L’arte è sempre stata parte della mia vita quotidiana. Ho sempre fatto qualcosa come disegnare o dipingere. I miei genitori non l’hanno mai visto come arte. Anche se amavano l’arte, non sono mai stati di supporto perché si preoccupavano di come sarei potuta sopravvivere come artista.

L’hanno sempre considerata come un modo che avevo per “fare casino”. Desideravano “pulire tutto” per farmi capire che avrei dovuto iniziare a fare qualcosa di concreto. L’arte, per loro, non è mai stata considerata come qualcosa di rilevante.

Da adolescente è successo che mi sono ammalata di cancro. Dopo essere sopravvissuta i miei hanno rinunciato a dirmi quanto l’idea di fare arte potesse essere sciocca. Hanno iniziato così a dirmi di fare solo ciò che desideravo. Dopo aver iniziato a esporre e ottenere riconoscimenti, viaggiando per mostre, residenze d’arte e collaborazioni, si sono resi conto di quanto l’arte sia qualcosa in più che “creare disordine nella stanza”.

3) Sei originaria della Serbia, qual è l’ispirazione o l’insegnamento più importante che hai imparato dalla tua cultura?

Essere serba si riflette molto nella mia vita personale e nella mia arte. Essere nata in Serbia negli anni ’80 al tempo del comunismo significa che ho imparato a tacere – tutti dicevano sempre “stai attenta a cosa stai dicendo, i muri hanno orecchie”. Crescere lì significava che gli insegnanti non ti avrebbero mai chiesto cosa pensavi ma ti dicevano cosa pensare. Abbiamo avuto guerre e proteste costanti. Abbiamo vissuto la povertà, niente acqua, elettricità e bombardamenti.
Essere donna in Serbia significava che dovevo essere gentile, educata e invisibile. Le donne che ascoltano e servono gli uomini devono essere discrete e profondamente radicate negli insegnamenti culturali.
Essere un artista in Serbia significa che sei veramente appassionato; perché non c’è assolutamente mercato dell’arte. Quindi impari a fare arte come qualcosa che ti guida (ti fa andare avanti) ogni giorno senza aspettarti alcun profitto.
 
Essere un’artista serba a New York significa che non importa cosa hai fatto prima, quante mostre e riconoscimenti hai, devi cominciare da capo! Nessuno qui ti conosce, quasi nessuno sa nemmeno che la Serbia non è la Siberia. Ci vuole un po’ di tempo prima che tu decida di accettare o declinare inviti sessuali da eventuali mercanti d’arte e galleristi fino a quando non trovi la tua strada. Quindi essere un’artista serba significa saper dire fuck off.

4) Quanto ti ispira la vita a New York?

Molto! New York è il sogno dell’artista. Ogni giorno mi guardo attorno e almeno una volta chiedo a me stessa: è reale?
Quando ero più giovane, sognavo di vivere a New York. 6 anni fa mi sono trasferita in Canada e ho iniziato a vivere a Toronto. La gente mi diceva di andare a visitare New York, dista solo 6 ore in auto. Non ho mai voluto farlo. Semplicemente non ero interessata ad essere una turista a New York. Sapevo solo che se fossi venuta sarebbe stato per una residenza d’arte o semplicemente per vivere qui. E non appena ho divorziato ho fatto domanda per una residenza e per fortuna mi hanno selezionata. Anche se la residenza era solo per 2 mesi ho imballato tutto come se non dovessi mai più tornare in Canada.
Mi sono liberata di tutte le cose che non potevo portare con me e ho preso un po’ di vestiti e tutto quello che potevo portare dal mio studio. Ricordo che avevo già iniziato a creare nuovi lavori e avevo bagagli pieni di cornici e di assi di legno …
La prima notte subito dopo che sono atterrata c’era un ragazzo che chiedeva soldi davanti a un negozio all’angolo proprio dove stavo. Ho preso per entrambi una birra e ho fatto una bella conversazione con lui. Subito mi sono sentita a casa.

5) Stai lavorando a un nuovo progetto per la residenza che stai facendo attualmente?

Essere parte di una residenza artistica è importante perché ci si aspetta che tu faccia il tuo lavoro, lo presenti, ne parli e incontri persone diverse per raccontarlo. Alcuni non hanno idea del tuo lavoro, altri artisti e curatori vogliono saperne di più, vogliono persino collaborare per progetti futuri. Tutto ciò porta molta più attenzione al tuo lavoro rispetto al solito e influenza il tuo processo creativo in un modo positivo, perché sei costantemente impegnato in esso.
 
La prima cosa che ho fatto all’inizio della residenza è stata una “Intimate Taboo Strip Talk”. Mi è stato chiesto di presentare il mio lavoro in una delle cene, ma ho deciso di presentare il processo in cui mi trovavo in quel momento con il mio lavoro, coinvolgendo il pubblico.
Ho iniziato a sviluppare un concetto sul piacere e il dolore e stavo facendo una ricerca su ciò che le persone considerano dolore o piacere e ho scoperto che ci sono un sacco di tabù in giro e non è facile parlarne. Quindi ho usato questa opportunità per far condividere alle persone la loro esperienza intima su alcuni argomenti sensibili.
 
Il secondo progetto che sto lavorando si chiama “Sound Installation”. Sto facendo un’installazione concettuale che commenta come la donna non viene ascoltata, come decidiamo di stare zitte e non dire veramente quello che pensiamo.
 
Un altro progetto a cui sto lavorando è qualcosa che ho intenzione di fare per un periodo più lungo. Disegnare su corpi maschili. Dico che ho intenzione di farlo per più tempo perché faccio quei disegni solo sugli uomini con cui mi connetto intimamente, quindi è un processo divertente che voglio continuare ad esplorare.
Come ho detto, vengo dalla Serbia con una società patriarcale molto severa e con idee molto rigide su cosa dovrebbe essere una donna e su come dovrebbe comportarsi, sulla monogamia e sulla possibilità di avere una libertà sessuale. Quindi, dopo aver divorziato 3 anni fa sono venuta a New York e finalmente mi sono lasciata andare per essere veramente chi sono e fare quello che voglio fare senza che nessuno mi giudichi.
Questo lavoro in cui faccio disegni sui corpi maschili è un discreto trionfo della libertà femminile. Chiamo questi lavori White On Black, giocando su un doppio senso: la mia pelle “bianca” e la pelle rigorosamente scura dell’uomo che scelgo e in più il disegno che realizzo sul loro corpo è con inchiostro bianco.
 
Sto anche iniziando un laboratorio d’arte con ragazze adolescenti, dove creerò una piattaforma per farle parlare di qualcosa che potrebbero considerare tabù per poi trarre ispirazione da lì e creare lavori d’arte singoli e di gruppo.

http://www.maiaradanovic.com1

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Maia Radanovic