Debora Barnaba bisogna conoscerla per capire al meglio la sua fotografia. Bisogna sentire i suoi racconti, sentire le sue storie e percepire la sua sensibilità creativa.

Lei coglie l’estetizazioni del corpo. Il corpo per lei è una costante ricerca. Guardare i corpi e cercare di cogliere le forme, le sue staticità, il potere espressivo. Lei attraverso i suoi autoscatti interpreta la sua idea del corpo. Deve usare il suo corpo per rappresentare la sua interiorità.

Solo con il suo corpo riesce a plasmare le sue creazioni artistiche. 

Con la serie “Over the bridge” del 2018 uso il linguaggio del corpo per parlare di qualcos’altro: ho bisogno di esplorare il mondo dell’infinito, di Dio in un certo modo.
Penso che il silenzio, l’immutabilità e l’immanenza siano l’armonia dell’universo, ed è quello che sto cercando di trovare anche qui. Per incarnarlo nel corpo.
Quindi il corpo diventa come uno scultoreo, così monumentale e non fatto di carne, ma un ponte tra noi e l’universo.

In Untitled (2019/2020) scansionando il corpo posso introdurre, anche più che semplicemente con la fotocamera, l’ora. Posso muovere il corpo in modi diversi e diversi velocità e cambia molto. Questo lavoro sta cercando di comprendere profondamente il corpo e le sue connessioni con il mondo.

Debora Barnaba è un’artista nata a Milano nel 1985.
Dopo aver studiato disegno e pittura, ha scoperto la fotografia, che è diventata la sua espressione creativa principale dal 2006.
Ha collaborato con nomi prestigiosi quali Maurizio Montagna, Roger Weiss, Giovanni Gastel e nel 2009 con Oliviero Toscani, con cui realizza un progetto riguardante la città di Firenze, poi pubblicato nel catalogo: “Santo Spirito”. Nel 2010 la rivista “il Fotografo”, importante testata di settore, le dedica la cover story. Nello stesso anno l’Università di Bologna la invita a tenere una lezione riguardante il suo lavoro sul corpo attraverso fotografia e performance. Nel 2011 esce la sua prima monografia “Visioni del Vuoto: Varese”, un catalogo, comprendente i testi critici di Riccardo Crespi, Riccardo Manzotti e Sandro Iovine, che documenta in modo originale e inedito la Città Giardino. Dal 2012 continua la sua sperimentazione anche nel video e collabora con artisti come Giovanni Gastel e Silvio Pasotti per alcuni nuovi progetti sul corpo.
Nel 2015 pubblica il suo libro “Mondrian: Arte come percezione della forma invisibile”, uno studio di neuroestetica applicata all’opera di Mondrian.

Il suo background può essere visto nella costruzione formale e dettagliata dei suoi scatti e nel suo sforzo di estetizzarli,  “tracciandolo” nello spazio di un singolo clic.
L’espressione di Debora Barnaba delle sue doti interiori è caratterizzato da una netta semplicità di stile e, unito al potere espressivo dei suoi autoritratti, ricorda il lavoro di Francesca Woodman e il desiderio di trascendere la sua soggettività offrendo un corpo assoluto, in cui lo spettatore è identificato.

 

 

 

https://www.deborabarnaba.it/
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