DESIGN IN ITALY: New Thinking for the next era

DESIGN IN ITALY: New Thinking for the next era

Per i cinquant’anni di Design Group Italia, alla Triennale di Milano si apre il dibattito su quale sia il futuro del design italiano. A parlare sono quattro esperti provenienti da contesti ed esperienze che gli offrono uno sguardo differente sul settore.

Mauro Porcini è Senior Vice President e Chief Design Officer di PepsiCo. Ora che il costo del manufacturing si sta abbassando e che continuerà a farlo, soprattutto grazie al 3D printing, è sempre più difficile per le grandi aziende rimanere rilevanti sul mercato – ci dice. La possibilità di entrare nei mercati di largo consumo è aperta a tutti: o si è in grado di creare qualcosa di davvero extra-ordinario oppure si finisce per scomparire. Nell’età dell’eccellenza è necessario essere completamente focalizzati sull’innovazione, e non si può, come in passato, puntare sul brand o sulla tecnologia. Essere competitivi significa saper costruire cose straordinarie pensate e realizzate intorno all’utente finale. Colui che sa innovare realmente deve essere in grado di capire le persone, il mondo del business e quello della tecnologia. E il tramite migliore per formare l’innovatore vero sono proprio le università di industrial design.

Fabio Sergio, come Regional Design Director presso Fjord, si occupa di utilizzare il design per rendere la tecnologia a portata delle persone. Le innovazioni tecnologiche modificano continuamente la nostra vita di tutti giorni. Pensiamo soltanto ad un assistente vocale come Alexa. Il designer dovrebbe forse chiedersi se sia meglio che Alexa reagisca ai comandi dei bambini soltanto se “per favore” compare nella comanda? È evidente che il design non si occupa soltanto di programmare gli oggetti, ma si mescola alle abitudini e ai comportamenti delle persone, modificandoli. È una disciplina che dal mondo dell’estetica esonda nel mondo dell’etica. Ma attenzione: la bellezza è ancora un valore fondamentale che il design deve portare con sé, in quanto motore emotivo dell’uomo.

Kaori Shiina, CEO di Hands on Design, ci parla della sua esperienza in Italia e in Giappone negli ultimi trent’anni. Anche tramite la presentazione del progetto Shiina+Nardi, sottolinea l’importanza dell’artigianato nel mondo del design. Fino a pochi decenni fa, il mestiere del designer si faceva con tecnigrafo, carta lucida e china. Oggi questo è anacronistico, ma l’importanza del lavoro artigianale non va dimenticata. E così, memore dell’esperienza degli artigiani giapponesi, Shiina si occupa di creare dei team in cui i designer e gli artigiani possano lavorare assieme. I primi, infatti, hanno a disposizione il linguaggio del mondo digitale. Ma gli artigiani hanno una conoscenza profonda della tecnica e dei materiali e creano oggetti meravigliosi. Se gli artigiani non possono sopravvivere senza i designer, assieme sono invincibili.

Francesco Zurlo è a capo del corso di Product Design presso il Politecnico di Milano. Per lui, un bravo architetto è in grado di fare tutto. “Un po’ come Mr. Wolf in Pulp Fiction, l’architetto risolve i problemi”, ci dice. Se ad oggi nel mondo del design si parla tanto del thinking, siamo invitati a ricordare che non esiste un “thinking” senza un “doing”. La peculiarità del design è proprio il fare in modo che i contenuti delle idee divengano reali, accadano. Ed è meglio dire “persona”, piuttosto che “user”. Il design deve studiare in primo luogo le relazioni esistenti tra le persone. E mentre il concetto di “user experience” sembra così nuovo, non bisogna dimenticarsi che Bruno Munari studiava l’esperienza di una persona su una poltrona scomoda già nel 1944. Il design italiano si è sempre occupato di “user experience”.