DIEGO BRAMBILLA – My First Dream alla Fondazione Mudina

DIEGO BRAMBILLA – My First Dream alla Fondazione Mudina

Nei deserti aspri battuti dal vento nascono i set di Diego Brambilla per il film che non girerà mai. Perché il film è condensato in un solo frame. E i frame sono i sogni dell’artista con impronte visibili di altri girati: “2001 Odissea nello Spazio”, “Star Wars”, “Interstellar” e di pagine di letteratura fantascientifica.

Ogni foto dà adito a un’ambigua interpretazione circa la propria veridicità posta sul crinale tra vero e falso.
Brambilla immortala distese che potrebbero essere di altri pianeti con colori, atmosfere, luci, qualità minerali e dettagli plausibili. Gli unici paramenti dimensionali riscontrabili negli spazi completamente vuoti sono relativi alla figura umana: una sola, unica, inarrivabile. Un pioniere, un astronauta o l’ultimo uomo. Una nostalgia primigenia si diffonde nell’assenza di oggetti e costruzioni.

La foto, formalmente perfetta, a volte rivela l’inautenticità del soggetto, altre volte lo mimetizza nell’ambito della società-spettacolo. La tuta spaziale non è quella di un vero astronauta ma è opera dall’artista stesso che, con luci angolate e fosche, rende l’immagine veritiera in parte. Egli lavora infatti sull’alterazione e la costruzione artificiale della realtà, ad esempio il particolare di una scultura diventa l’immagine della superficie di un pianeta lontano. Tuttavia, la sua prospettiva concettuale e poetica
non ha impedito che le immagini – molto pubblicate su riviste di fotografia – fossero usate a corredo di un’intervista televisiva fatta all’astronauta Paolo Nespoli. Al di là dell’aspetto visivo, le opere di Brambilla, secche ed essenziali, sono paesaggi dell’anima, stati d’animo, atmosfere cariche di mistero e disagio, lontananza e solitudine. Potremmo riassumere la sua opera con le parole pronunciate da Yves Klein sessant’anni fa: “L’Uomo non realizzerà la conquista dello spazio con razzi, sputnik o
missili, perché in questo modo resterà sempre un turista dello spazio; ma abitandolo con sensibilità, cioè non iscrivendosi in lui ma impregnandovisi, facendo corpo con la vita stessa che è questo spazio ove regna la forza tranquilla e formidabile dell’immaginazione pura e di un mondo feudale che, come l’Uomo, non ha mai avuto inizio né fine….” (Manuela Gandini)

Diego Brambilla è un artista italiano, che vive tra Londra e Zurigo. Nel 2015 ha conseguito un Master in fotografia al London College of Communication, è laureato in sociologia e diplomato in Regia cinematografica.
Brambilla mischia volutamente reale e immaginario, ricreando scenari di fiction e combinando sperimentalmente fotografia e scultura. Prendendo spunto dalle narrative contemporanee su natura, corpo e scienza, il suo lavoro mette in discussione tali concetti considerandoli prodotti culturali e investiga la loro capacità di ricomporre il significato all’interno di un immaginario costruito.
Il suo lavoro ha ricevuto il premio PhotoX (Londra) ed è stato nominato in diverse competizioni come il Photo Festival di Atene, Voies Off di Arles e il PhotogrVphy Grant 2016 e 2018. Il suo lavoro, esibito molte volte a Londra e a Milano, è stato pubblicato su svariate riviste, sia stampate che su Internet, come ad esempio Fisheye Magazine,
GUP, Wired (Stati Uniti e Giappone) e Dailybest. Le sue fotografie sono state inoltre pubblicate sul libretto dell’Opera di Parigi ed sono andate in onda su Rai3 in occasione di un’intervista all’astronauta Paolo Nespoli durante la trasmissione Ogni cosa è illuminata.