Fake marble doesn’t cry è un progetto espositivo e insieme un volo pindarico che unisce due momenti storici e architettonici lontani tra loro.

L’architettura e scultura romanica e i modelli d’arredo domestico attuali convergono su una serie di coincidenze, non tanto stilistico-formali quanto teorico-strutturali, che ci concedono l’apertura di una riflessione sulla dimensione renotopica del Total Living. Le nostre case, infatti, sono oggi oasi in cui lasciar vivere un’utopia a stretto uso del presente, luoghi in cui, almeno così recita il catalogo IKEA, fare spazio alla tua voglia di cambiare.

Il legante tra entrambe le dimensioni affrontate è dato da una logica strutturale comune che si basa sul ripensamento e utilizzo dell’espressione latina ex uno lapide, formula che rimarca l’abilità delle maestranze a far apparire l’oggetto scultoreo come originato da un unico pezzo di marmo. Il concetto si estende alla contemporaneità nella produzione di spazi abitativi senza soluzione di continuità, dove il passaggio dalle pareti ai singoli mobili fino agli oggetti di arredo e design è inavvertito. Gli elementi strutturali vengono apparentemente celati e il mobilio diviene un prolungamento aggettante delle mura.

L’analisi proposta dello spazio narrativo ed espositivo viene elaborata nelle ricerche degli artisti Furlani-Gobbi e Matteo Cremonesi trasformando le sale di GALLLERIA PIÙ in mondi a contenuto variabile, paesaggi interconnessi in cui tutto ciò che appartiene al nostro quotidiano si sviluppa e si muove secondo etichette e definizioni prodotte dai brand. Mise en scène di un capitale di appeal, sensuale e apparentemente neutrale (o total white).

Il duo Furlani-Gobbi prosegue per questa occasione una riflessione sul display iniziata durante l’ultimo progetto esposto al Parco Arte Vivente (Torino) per il festival Teatrum Botanicum. Gli artisti, la cui ricerca si concentra sulla relazione tra esplorazione, dominazione e natura, procede nella costruzione della propria personale collezione, la “Sammlung”. Marcatamente eterogenea poiché arricchita da ogni progetto, essa si autorganizza grazie allo sguardo degli autori e dei fruitori. In Fake marble doesn’t cry l’estetica formale messa in atto da grandi brand viene fatta convivere da Furlani-Gobbi con la figura solida e immobile di un leone stiloforo, elemento simbolico di supporto delle mura della chiesa romanica. Il valore dell’esponibilità del forniture display creato dagli artisti diviene funzionale alla narrazione che ingloba, in un unico discorso, installazioni, video e tessuti. La radicalità dei lavori si racchiude nel loro essere vicini ad oggetti di design, utilizzabili e fruibili.

I lavori di Matteo Cremonesi completano la narrazione iniziata da Furlani-Gobbi avvicinandoci all’orizzonte visivo medievale e contemporaneamente a quello attuale. Le fotografie e gli accostamenti fotografici che l’artista ci presenta tratteggiano le forme estetiche di oggetti e prodotti che reclamano la propria sensualità e un bisogno di attenzione marcatamente sociale, di status symbol. Le forme apparentemente delicate e melanconiche di una fotocopiatrice racchiudono il “logo” di un ritorno a un’estetica quasi analitica.

Quando nella stessa cornice quest’ultima immagine si unisce all’architettura medievale e romanica, la comune dimensione strutturale si rende esplicita.

Fake marble doesn’t cry sarà affiancato da un corredo espositivo composto da approfondimenti, talks e presentazioni di pubblicazioni che avranno luogo nel mese di maggio e giugno.

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