Manca davvero poco alla prima data del tour italiano di “Notre Dame de Paris”, ‘l’opera popolare’ su musiche originali di Riccardo Cocciante che in più di 20 anni di successo internazionale ha raccontato la struggente storia della bella gitana Esmeralda e del gobbo della cattedrale parigina Quasimodo, romanzata da Victor Hugo.

Il cartellone, che in questi ultimi mesi ha visto aggiungersi altre date e località rispetto al primo annuncio della primavera scorsa (ne parlavamo qui ), sancisce l’apertura per il 13 settembre prossimo a Pesaro.

Il cast definitivo presenta, inoltre, i nomi più amati della prima produzione di Riccardo Cocciante e Pasquale Panella del 2002, accanto ad attesi ritorni e al debutto italiano di Elhaida Dani nei panni della bella protagonista. Quindi Giò Di Tonno è il gobbo Quasimodo, Vittorio Matteucci l’arcidiacono Frollo, Graziano Galatone il capitano delle guardie Febo e Tania Tuccinardi la fidanzata Fiordaliso, Leonardo di Minno il re della Corte dei miracoli Clopin, Matteo Setti il narratore Gringoire. Accanto a loro oltre 30 artisti tra ballerini, acrobati e breaker.

In attesa del ritorno sulle scene dell’opera dei record, che ha registrato milioni di spettatori in tutto il mondo, abbiamo incontrato uno dei suoi interpreti ‘storici’, colui che ha dato vita e voce all’oscuro e conturbante personaggio di Frollo, l’arcidiacono della Cattedrale di Notre-Dame, fin dalla prima edizione italiana: Vittorio Matteucci.

Che cosa è cambiato in questi 17 anni di Notre Dame de Paris, visto dal palcoscenico?

Niente, “Notre Dame” è meraviglioso perché è perfetto. L’attenzione per l’equilibrio del cast in tutti questi anni è sempre stata spasmodica da parte di Riccardo Cocciante, che ogni volta controlla ogni singolo artista, lo ‘spreme’, gli fa capire che cosa deve ‘dare’, più che ‘fare’; Riccardo è, del resto, passione ed energia! Ebbene, quest’attenzione da parte sua, oltre all’attenzione di tutto il comparto produttivo, ha fatto sì che questo spettacolo rimanesse sempre ad altissimo livello. La qualità è la caratteristica di questa produzione, dai ballerini, alle luci, ai cantanti, ai fonici… l’importante è che tutti gli elementi siano sempre di altissima qualità. Quindi lo spettacolo è rimasto esattamente quello. Siamo cambiati noi… io ora ho 17 anni di più e il mio Frollo non ha quegli istinti di 17 anni fa, ma oggi è un personaggio più consapevole, forse. O forse io sono più consapevole di chi sia Frollo. Fatto sta che i personaggi cambiano, rimanendo però assolutamente fedeli alla scrittura. Tutto è quello che deve essere.

Partendo da questo, veniamo al tuo personaggio: come l’hai cresciuto in questi 17 anni?

Come le cose care. L’ho sempre ripreso e ristudiato, e poi l’ho sempre riproposto. Anche su richiesta del pubblico. C’è sempre stato un legame, un fil rouge fin dai giorni delle audizioni, che non s’è mai spezzato. E quindi evolve con me e sta sempre con me, nonostante nel frattempo io abbia fatto moltissime ulteriori esperienze. Ma ciò non significa che io non rimanga grato in maniera assoluta a Frollo, perché raramente si ha l’opportunità di interpretare un personaggio così bello.

Quanto interpretare Frollo ti è servito anche per altri ruoli?

Il lavoro che abbiamo fatto con “Notre Dame” è servito in maniera incredibile a tutti. Era la prima volta che ci trovavamo di fronte ad un tipo di professionalità di questo genere. I primi due mesi di studio, tutti i giorni in palestra a cantare le canzoni senza microfoni, a voce spiegata, perdendola e riprendendola… lì ti forgi, ti rafforzi e arrivi allo spettacolo che sei una bomba di energia.

Una delle parole chiave di questo spettacolo è ‘equilibrio’, dicevi… pensi che questo equilibrio ci sia anche nel tuo personaggio, che racchiude in sé la dicotomia del bene e del male?

Se l’equilibrio riguarda lo spettacolo, questo non si può dire del mio personaggio. Anzi, il mio personaggio è umano per eccellenza. Frollo è l’uomo. Fallace, arrogante… racchiude in sé tutte le cose brutte dell’essere umano; agogna un potere che poi, in realtà, ha già; è vulnerabile, addirittura tenero. E non è nemmeno innamorato: lui ha perduto la testa perché ha incontrato l’amore passionale, che non è l’amore elevato all’ennesima potenza di Quasimodo, ma è il desiderio carnale, che aveva escluso dalla sua vita.Io mi sono sempre immaginato che quando Frollo tornasse a casa si flagellasse, perché punire la sua carne significava punire lo spirito, che non era puro. Ma è proprio questo che piace al pubblico.

A proposito del pubblico, come è cambiato in questi anni?

Io prima di essere un cantante, un attore, sono prima di tutto uno spettatore. E non avevo ancora visto uno spettacolo di questa bellezza. È importantissimo essere spettatori. Osservando il pubblico, ho visto che padri e madri hanno trasmesso la stessa passione ai figli; e molti figli, che 17 anni fa erano piccoli, hanno coltivato questo spettacolo nella loro età più matura e ora lo vedono con occhi diversi. Ma conservano la stessa passione nei confronti dei personaggi, della storia. Piangono, si disperano, quando Quasimodo si abbandona su Esmeralda morta. È uno spettacolo magico.

È uno spettacolo che affronta anche temi forti, come l’emarginazione del diverso, l’ingiustizia sociale, la discriminazione, l’abuso di potere. Secondo te, questo spettacolo conserva ancora oggi una forte valenza sociale?

Indubbiamente, anche perché è nel romanzo. E leggendo Victor Hugo ti rendi conto di quanto ancora sia attuale, e come diventi ancora più attuale grazie alla musica di Cocciante, alla messa in scena… Il veicolo teatrale dell’opera popolare diventa, così, pazzesco.

Per concludere: gli altri personaggi con i loro interpreti in due parole e che Frollo vedremo quindi in scena quest’anno?

Frollo è lui, come ci siamo detti, solo con qualche anno di più. Gringoire è il mio contraddittorio ed è l’unico che mi dà battaglia sul piano intellettuale, e gli piace farlo (io e Matteo ormai ci ‘sentiamo’ anche a 500 metri di distanza!). Quasimodo invece è la tenerezza in assoluto, perché ho sempre trovato negli accenti di Giò questa particolarità, la sua vocalità mi ha sempre commosso in maniera esagerata. Esmeralda è la purezza, il candore e la gioventù, e avere quest’anno una nuova Esmeralda, Elhaida, è sempre molto stimolante perché trovi un’altra versione, diversa, nuova. Leonardo/Clopin è pazzo di suo (ride), perfetto. Febo non cambia di una virgola, come non cambia nemmeno Graziano (ride), è sempre uguale! È il fascino della divisa, dell’arroganza, è il masochismo per chi lo ama, perché con uno come lui ci si può fare solo male. Tania è, infine, giustissima sia come Fiordaliso, che come Esmeralda, era un’Esmeralda molto particolare la sua [che ha interpretato nel tour 2017, ndr], una bravissima artista. Fiordaliso è capace di tutto: è lei che propone l’improponibile, chiede la morte della sua rivale, oltre ad offrirsi fisicamente e spudoratamente al suo ‘carnefice’; è l’archetipo della donna tradita.

In sostanza, potremmo dire: Frollo è o’ malamente, Esmeralda è la bella, il Gobbo lo scartellato, Febo il guappo tutto d’argento… figure della sceneggiata napoletana, che poi vengono dalla Commedia dell’Arte. Sono tutti stereotipi, ecco perché tutti, a tutte le età, anche i bambini, si appassionano a questa storia, perché riescono a riconoscerne esattamente i sette personaggi, compreso il narratore, Gringoire, che può entrare e uscire dalla vicenda. E se non fosse per lui, non avremmo la storia.

 

DATE TOUR 2019:

Dal 13 al 15 settembre 2019 – Pesaro @ Vitrifrigo Arena

Dal 19 al 21 settembre 2019 – Parma @ Parco Cittadella

Dal 3 al 6 ottobre 2019 – Verona @ Arena di Verona

Dal 17 ottobre al 10 novembre 2019 – Milano @ Teatro degli Arcimboldi

Dal 22 al 24 novembre 2019 – Casalecchio di Reno (BO) @ Unipol Arena

Dal 28 novembre all’1 dicembre 2019 – Firenze @ Nelson Mandela Forum

Dal 4 all’8 dicembre 2019 – Napoli @ Teatro PalaPartenope

Dall’11 al 15 dicembre 2019 – Bari @ PalaFlorio

Dal 20 al 22 dicembre 2019 – Torino @ Pala Alpitour

Dal 27 al 29 dicembre 2019 – Roma @ Palazzo dello Sport

 

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