Per la prima volta nella storia dei contributi austriaci alle Esposizioni Internazionali d’Arte della Biennale di Venezia, nel 2019 con Renate Bertlmann è un’artista a intervenire nel padiglione con una presentazione personale.

La curatrice Felicitas Thun-Hohenstein intende in questo modo dare un segnale consono agli sviluppi dell’arte e partecipe alla riflessione sulle crisi strutturali.
In Austria Renate Bertlmann è apprezzata da molto tempo, considerata una straordinaria artista femminista e pioniera dell’arte performativa. Come riconoscimento per il suo lavoro d’avanguardia nel 2017 è stata insignita del Gran Premio di Stato Austriaco. Negli ultimi anni il suo lavoro ha riscontrato notevole apprezzamento anche in ambito internazionale. I suoi lavori sono stati presentati in occasione di grandi esposizioni d’arte quali la Biennale di Gwangju, ma anche esposti in mostre innovative quali The World Goes Pop, Tate Modern, Londra (2014), Self-Timer Stories, Austrian Cultural Forum New York (2014), Renate Bertlmann – Maria Lassnig, Sotheby’s Gallery, Londra (2017) e Sex Work: Feminist Art & Radical Politics, Richard Saltoun Gallery, Frieze Art Fair, Londra (2017).

Bertlmann può contare su un’opera complessa legata indissolubilmente sia dal punto di vista estetico che concettuale ad un’estetica del rischio. Nell’ottica di un potenziale di trasformazione delle differenze quale controparte al potere, nei suoi lavori l’elemento performativo, sculturale, del disegno, fotografico, filmico e testuale oscilla tra passato e presente, tra sottrazione e desiderio, tra quotidianità e inconsueto, tra arte e vita.
Discordo Ergo Sum (“Discordo, quindi sono”) è il titolo dato dall’artista austriaca Renate Bertlmann alla sua installazione site specific per il Padiglione austriaco. In questa riformulazione del principio filosofico “Cogito Ergo Sum“ (“Penso, dunque sono”) l’artista cerca di scalzare il predominio della ragione e di descriversi in un autoritratto di rivolta. Modificando ulteriormente l’espressione, con la scritta Amo Ergo Sum (“Amo, dunque sono”) Renate Bertlmann appone ironicamente la propria firma sull’architettura del Padiglione. Questo approccio sovversivo sintetizza il principio della sua pratica artistica basato sulle contraddizioni. Ne è espressione l’installazione con rose-coltelli nel cortile interno del Padiglione che, sia nella forma che nel contenuto, rende sensorialmente esperibile la contraddittorietà dell’esistenza.

Come una giocoliera Renate Bertlmann maneggia con destrezza simboli sociali, li forza e avvia un dialogo su fenomeni sociali critici quali le relazioni tra i sessi, i modelli dei ruoli legati al genere e le strutture di potere affrontandoli con ironia in un caso, ribellandosi nell’altro, spesso in un gesto trans- e post-umano. Dalla due proiezioni basilari dell’io dell’artista, quella che ama e quella che oppone resistenza, si costituisce un’area di transizione in cui le contraddizioni coesistono, le incongruenze convergono, elementi separati invertono posizione, le gerarchie sono messe in movimento.
Tra questo movimento fondamentale nello spazio esterno e nel cortile interno del Padiglione, lo spazio espositivo interno si apre e ospita una veduta cartografica dell’arte di Renate Bertlmann. Una selezione di
opere illustra gli aspetti estetici e concettuali centrali del suo lavoro stratificatisi a partire dagli anni settanta. La presentazione di pannelli didattici, schizzi, fotografie, pellicole e disegni in una scatola introflessa dentro al Padiglione crea una zona contemplativa, nella quale i visitatori e le visitatrici si immergono nell’autocoscienza artistica di Renate Bertlmann per coglierla in relazione all’installazione attuale.

Renate Bertlmann (*1943 a Vienna) negli anni 1962/63 ha iniziato gli studi all‘Academy of Arts di Oxford, in seguito ha studiato fino al 1970 all’Accademia di Belle Arti di Vienna, dove dopo il diploma ha ottenuto l’incarico di insegnamento del corso di Tecniche artistiche. Vive e lavora a Vienna. Nelle sue opere Bertlmann esplora la rappresentazione di ruoli e di corpi. Indaga le relazioni tra i sessi discutendo di temi quali la pornografia, la sessualità, la violenza, l’eros e la gerarchia. Le sue opere sono caratterizzate da un approccio provocatorio e ironico. Bertlmann è membro della Secessione viennese dal 1993 e dal 1994 coeditrice della rivista [sic!] Forum für feministische GangArten. Nel 2007 è stata insignita del Premio della Città di Vienna, cui è seguito nel 2017 il Gran Premio di Stato Austriaco. Renate Bertlmann è rappresentata dalla Galeria Steinek galerie.steinek.at e dalla Richard Saltoun Gallery www.richardsaltoun.com.
Felicitas Thun-Hohenstein è curatrice, storica dell’arte, professoressa all’Istituto per l’Arte teorica e Studi culturali dell’Accademia di Belle Arti di Vienna. Coordina svariati progetti di ricerca tra i quali l’Archivio per la Scienza, l’Arte e la Pratica curatoriale Cathrin Pichler. Nella sua attività didattica, di ricerca, espositiva e di relatrice si dedica in particolare ai temi dell’arte contemporanea, l’arte del Novecento, arts-based research come anche alla teoria e pratica artistica femministe, alla produzione di corpi e spazi. È membro del Consiglio di amministrazione del mumok – Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien. Felicitas Thun-Hohenstein è autrice e curatrice di numerosi testi e pubblicazioni.

Voto di Hestetika:  6,50

Padiglione dell’Argentina, Giardini

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