All’interno del padiglione dell’Albania, esporrà  Driant Zeneli, curato da Alicia Knock.

Fin dove ci possiamo spingere per oltrepassare i nostri limiti senza diventare supereroi? La realtà effettiva può equilibrarsi con quella dell’immaginario? Al centro della ricerca di Driant Zeneli si trova la ridefinizione delle idee di fallimento, utopia e sogno. Tramite la narrazione filmica e la performance, l’artista indaga l’ossessione dell’essere umano per il superamento dei propri limiti, dando risposte alternative alla fragilità dell’uomo e del pianeta terra, e sfidando la distanza e i rapporti tra uomo e spazio, materia e sogno, gravità e controllo.

Maybe the cosmos is not so extraordinary (2019), è un’installazione che combina video e scultura, risultante da un progetto multidisciplinare intitolato Beneath a surface there is just another surface, iniziato nel 2015 al Metallurgjik, un complesso industriale distopico, ad Elbasan, Albania. L’opera, e il titolo, derivano dal racconto di fantascienza Sulla via per l’Epsilon Eridani (1983) dello scrittore e fisico albanese Arion Hysenbegas.
L’installazione presenta un film a due canali ambientato nelle miniere di Bulqize, una città a Nord-Est del paese, dove, dal 1918, viene estratto il minerale del cromo. Questo rappresenta una risorsa chiave per lo sviluppo industriale dell’Albania ed è alla radice di conflitti economici e politici nel Sud del mondo.

Il film mette in scena la scoperta, da parte di un gruppo di adolescenti di Bulqize, di una capsula cosmica che segue il percorso del cromo: dall’estrazione e lavorazione all’interno della fabbrica fino alla sua esportazione e utilizzo a livello globale. Questo viaggio spaziale «geopolitico», tuttavia, trasforma questo luogo industriale ambiguo e drammatico in uno spazio ambivalente di collasso e decollo.
Tramite un duplice racconto, una coreografia precisa d’immagine e suono, la fabbrica non solo appare come un sito industriale o un centro geopolitico, ma anche come una forza visualmente performativa.

L’estrazione del cromo diventa un’immagine scultorea ipnotica e l’intero stabilimento si traduce così in una luce intensa e un’installazione filmica sonora « parallela », inserita organicamente nelle pareti dell’Arsenale. In questo ambiente produttivo e immersivo, Driant Zeneli intende creare una tensione tra una realtà oppressiva nascosta e uno spazio utopico di possibilità e liberazione.
Maybe the cosmos is not so extraordinary prova a rivelare la possibilità dell’ordinario in maniera tangibile, anche nei suoi aspetti più bui, per ampliare la nostra esistenza.

Driant Zeneli (1983, Scutari, Albania), vive e lavora tra Tirana e Milano. Nel 2008 ha vinto l’Onufri International Contemporary Art Prize, Tirana; nel 2009 il Young European Artist Award Trieste Contemporanea. Nel 2017 il MOROSO Prize, Italia. È stato il direttore artistico della Biennale di
Mediterranea 18, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo che ha avuto luogo nel 2017 tra Tirana e Durres. È co-fondatore di Harabel Contemporary Art Platform, Tirana. Ha esposto a: GAMeC, Bergamo, (2019); Passerelle, Centre d’Art Contemporain, Brest, (2018); Mostyn Gallery, Wales, UK (2017); MuCEM, Marsiglia, (2016); Academie de France, Villa Medici, Roma (2016); Centre Pompidou, Parigi (2016); MSFAU Tophane-i Aime, Istanbul, (2016); Prometeogallery di Ida Pisani, Milano (2018; 2015; 2010); IV Bienal del Fin del Mundo, Cile (2015); Viafarini, Milano (2014); GAM, Galleria d’Arte Moderna di Torino (2013); White House Biennial, Atene (2013); KCCC, Klaipeda,
Lituania (2013); ZKM, Karlsruhe (2012); MUSAC, Castilla León, Spagna, (2012); TICA, Tirana (2012); Prague Biennale 5, Praga (2011); 98 weeks Project Space, Beirut (2011); Trongate 103, Glasgow (2011); Galleria Nazionale del Kosovo, Pristina (2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2009); Galleriea Nazionale di Tirana (2008).

Alicia Knock, curatrice al Centre Pompidou di Parigi nel dipartimento di arte contemporanea e prospettiva creato e diretto da Christine Macel, si occupa dell’espansione delle collezioni e dell’apertura del museo nei confronti di Africa ed Europa Centrale, tramite mostre ed acquisizioni. Esplora nuovi formati di esposizione e di metodi di lavoro, indagando lo spazio museale tramite progetti multidisci- plinari
(Harmony Korine, 2017). 

Voto di Hestetika:  6,00

Arsenale, Artiglierie
Venezia

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