La casa empatica è una sintesi discorsiva e scenografica che comprende tutta la poetica visiva di Yamandú Canosa. Il titolo scelto dall’artista anticipa due stimoli iniziali che uniscono la sua carriera professionale e la sua biografia.

Anzitutto, l’allusione simbolica alla casa, allo spazio domestico smontato e reinterpretato attraverso i movimenti migratori, il transito, il desiderio e l’appartenenza meticcia; in secondo luogo, la nozione di empatia, trattata qui come il rapporto ideale con l’altro; un rapporto necessario per definire la nostra identità nelle complessità culturali e razziali che configurano il mondo contemporaneo.

La casa empatica allude dunque all’instabilità della realtà sociale e politica globale e lo fa dalla prospettiva della complicità e la diversità. Con il suo enunciato Canosa ci invita a risolvere un enigma intriso di significati incrociati. Wittgenstein sosteneva che i limiti del nostro mondo sono i limiti del nostro proprio linguaggio e Canosa ci propone con queste avvolgenti installazioni un paesaggio narrativo costruito e abitato dal linguaggio e dall’esperienza cognitiva ed emozionale dello sguardo. L’installazione dialoga con la proposta del curatore della Biennale Arte 2019 Ralph Rugoff, May You Live in Interesting Times, un enunciato che parla dell’incertezza, della crisi e dell’agitazione in cui viviamo.

Ne La casa empatica i dipinti, i disegni, le fotografie e gli interventi sulle pareti si ordinano in un “territorio-paesaggio” del mondo; un “paesaggio totale” inclusivo ed empatico. Concetti come territorio, frontiera, meticciato, appartenenza, instabilità e differenza si espandono sulla base della poetica della visione acuta, critica e imprescindibile dell’artista. In questo paesaggio del mondo, l’orizzonte articola le iconografie dei quattro muri della sala: il Muro Sud, il Muro Est, il Muro Nord, il Muro Ovest che inseriscono nella mappa de I Giardini il Padiglione dell’Uruguay. Si accede a La casa empatica dal Sud. Un intervento sulla facciata, un cielo stellato installato sul soffitto del Padiglione e il suo riflesso sul pavimento completano questo paesaggio totale. L’orizzonte che propone Yamandú Canosa è il nostro nesso comune ed esemplifica poeticamente la bellezza della nostra uguaglianza e della nostra differenza. La casa empatica è la casa delle frontiere rotte.

Voto Hestetika :  6,25

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Biennale Padiglione del Uruguay