Gli artisti Klitsa Antoniou, Trevor Borg e Vince Briffa rappresenteranno Malta alla Biennale Arte 2019 nella mostra Maleth/ Haven/ Port- Heterotopias of Evocation.

Il Padiglione di Malta, commissionato dall’Arts Council Malta e curato dalla storica Dr Hesperia Iliadou- Suppiej, trae ispirazione dall’Odissea, uno dei più antichi racconti dell’umanità.
La mostra esplorerà il confine tra realtà e immaginazione, per offrire una reinterpretazione contemporanea e immersiva della nostra imperitura necessità di cercare un Rifugio (Maleth), particolarmente acuta in tempo di crisi. La parola fenicia Maleth evoca le origini primordiali dell’esistenza di Malta e significa letteralmente Rifugio/Porto, una qualità ispirata a tutti coloro che nel corso dei secoli hanno attraversato le acque del Mediterraneo e ancora attuale.

Le opere d’arte – che riuniscono artisti del Mediterraneo – sono pezzi appositamente commissionati che coinvolgono il pubblico invitandolo a porsi interrogativi semantici complementari sulle condizioni contemporanee dell’idea di casa / (non-)casa, oltre i concetti mentali preordinati di confini materiali designati.
Albert Marshall, presidente esecutivo dell’Arts Council Malta, dichiara: “L’Arts Council Malta è molto lieto che gli artisti Klitsa Antoniou, Trevor Borg e Vince Briffa rappresenteranno Malta alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, sotto la guida della curatrice e
storica Dr Hesperia Iliadou- Suppiej. La mostra contemplerà la posizione unica rivestita da Malta al centro della cultura mediterranea dal punto di vista storico, mitico e contemporaneo, attraverso opere di nuova commissione che si presentano come un viaggio di scoperta e autoriflessione stimolato dalla curiosità.

“Inoltre è prevista una serie di laboratori didattici condotti dagli artisti e dalla curatrice. A questi si affianca un catalogo appositamente curato, inteso a fungere da manuale simbolico per un viaggio della vita; non si limita a fornire informazioni sul Padiglione e la relativa narrazione al pubblico, ma coinvolge anche il lettore invitandolo a partecipare completandone i contenuti. Si tratterà di un gesto straordinariamente importante da parte del Padiglione nazionale di Malta, un’affermazione dell’importanza del coinvolgimento del pubblico di tutte le età”.
ATLANTROPA X, di Klitsa Antoniou (Cipro), esplora un progetto degli anni ‘20 di un architetto tedesco, che propose di prosciugare parzialmente il Mediterraneo per formare un supercontinente. Qui l’artista volteggia tra condizioni passate e presenti, di sopravvivenza allo sfollamento e discontinuità all’interno del conflitto, di migrazioni nell’ambito dell’attuale contesto di topografie fluide e di aspettative messe in discussione.
Atlantropa X di Klitsa Antoniou è un’installazione multimediale che mira a costruire ponti concettuali e artistici da un lato all’altro del Mediterraneo, prendendo spunto in parte dalle esperienze dell’artista, cresciuta a Cipro come profuga, e dalle ripercussioni dell’invasione e dell’occupazione delle truppe militari turche nel 1974. La mostra includerà 250 m2 di alghe, proiezioni video e un sottofondo audio diffuso in tutto il padiglione.
CAVE OF DARKNESS – PORT OF NO RETURN, di Trevor Borg (Malta), propone una narrazione re-immaginata e stratificata di creature antiche e civiltà perdute da tempi remoti, esplorando l’intrappolamento che si cela nel Rifugio. Attingendo liberamente da resti di animali e artefatti rinvenuti durante uno scavo in una grotta a Malta, l’opera cerca di creare (inventare) storie, fabbricare fatti e sfocare i confini tra realtà e immaginazione, vero e parvenza.

In questa installazione, incentrata sul sito che l’artista ha studiato meticolosamente, i resti ambivalenti di creature sconosciute e inusuali artefatti riemergono manifestando nuovi strati di significato. L’artista invita il visitatore a un viaggio mistico di sorpresa e autointerrogazione, navigando tra gli strati preistorici di Malta, sulle orme dei suoi primissimi abitanti e del loro destino finale. L’opera tratta lo sfollamento, narrato attraverso una raccolta non tassonomica di approcci e realtà costruite.

OUTLAND, di Vince Briffa (Malta), si focalizza sull’indecisione di un uomo che desidera ardentemente ripercorrere il proprio cammino verso il Rifugio definitivo, intrappolato tra la sicurezza di un’isola e il pericolo del ritorno alla propria patria. Ispirandosi alla storia di Calipso, l’opera delinea la dualità simbolica dell’amante, quale salvatore e oppressore, esplorando l’incertezza e l’attrazione della sicurezza, e la brama di libertà.
In questa installazione multimediale, che integra video, suono, voce e acqua, Vince Briffa si relaziona all’Odissea di Omero per interpretare metaforicamente l’idea di “porto” come luogo di desiderio ardente e di fuga. Tali ansie trovano rappresentazione nel video e all’interno dell’installazione, mediante l’uso di saline come espedienti per “contenere il mare” liberando al contempo il sale dall’acqua imprigionata.
Aprendosi a svariate letture e ispirandosi a tre elementi – storie, mitologie e aspettative –
Maleth/Haven/Port- Heterotopias of Evocation intende creare un tema curatoriale in cui le opere d’arte convergono, come imbarcazioni che solcano un unico mare, invitandoci a partecipare a un dialogo intuitivamente giocoso, attraversando la mostra in un viaggio di autoriflessione stimolato dalla curiosità, entro lo spazio fittizio creato all’interno dell’Arsenale.

Voto Hestetika: 6,20

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