Il padiglione dell’Andorra presenta una proposta provocatoria e di finzione speculativa, dove Philippe Shangti scuote la coscienza collettiva con la sua visione del mondo.

Un’installazione frammentata in pezzi che vanno esaminati singolarmente per capire il progetto multidisciplinare: la critica del consumismo esasperato e dei suoi effetti.
Nel più puro stile Camp, mette in scena con superfici lucide e colori saturi temi universali dalle rifiniture perfette e pulite, ma cercando tuttavia la protesta e la provocazione.

Philippe Shangti è un artista multidisciplinare. È nato a Tolosa (Francia) nel 1983 e vive in Andorra.
La sua passione per la fotografia gli è venuta da molto piccolo, quando gli è stata regalata la prima macchina fotografica, che ha sfruttato fino all’esasperazione. Il suo carattere audace e la vita stessa lo hanno portato a Saint Tropez, dove ha trovato un mondo narcotizzato e nascosto nella
sua superficialità che lui ha osato ritrarre, esibendo donne confuse tra la loro vulnerabilità e la loro forza, come possiamo vedere nella fotografia monumentale “Goodness of Oxygen”: una donna impigliata tra il divino e il mercantilismo, che fa affari con l’aria che respiriamo.
Altri atti malvagi e le conseguenze delle nostre malefatte sono rappresentati in “Gate of Lost Paradise Park” e “Soul Tree Museum”.
In tutto il progetto Shangti costruisce una storia che è stata concepita meticolosamente, ispirata a James Bidgood o David LaChapelle, che nelle loro opere criticano anche loro la società in cui viviamo.
L’uso della scrittura nelle sue opere, nei suoi tag, genera un messaggio che viene trasmesso molto velocemente e in modo interdisciplinare. Così, oltre a districarsi bene del campo della fotografia e della scultura, lo fa anche nel campo degli audiovisivi.

“Prison of an Addicted Spender” è una video scultura kitsch che potrebbe essere correlata alle opere di Don Graham o Bill Viola.
Il progetto di Shangti, dai colori allegri e dalle composizioni esilaranti, è inquadrato all’interno degli ambiti del metalinguaggio dell’arte e ci avvicina all’estetica contemporanea della Pop Art, come si può vedere in “No Vandalism Here”, “The Babies’ Hope” y “Fuck Who Doesn’t Like my Vision”.

Un invito a riconsiderare un presente consumista che ci sta conducendo ad un futuro precario che è già prossimo…

Come l’anno scorso, la sede del Padiglione dell’Andorra alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è l’Istituto Santa Maria della Pietà, un ex convento, orfanotrofio e accademia di musica. La chiesa fu costruita nel XVIII secolo da Giorgio Massari e non fu utilizzata
solo come luogo di culto, ma anche come sala per concerti. Il compositore italiano barocco, Antonio Vivaldi, vi lavorò come direttore del coro, scrivendo molte cantate e insegnando in seminario.

La chiesa si trova nel sestiere di Castello in Riva degli Schiavoni, a cinque minuti a piedi da piazza San Marco. Il padiglione ha due diversi ingressi. Quello principale si apre dal lato della chiesa, sulla Calle della Pietà e il secondo è raggiungibile dall’interno della Cappella della chiesa stessa.

Voto di Hestetika:  7,00

Istituto S. Maria della Pietà
Riva degli Schiavoni, Castello 
Venezia 

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