I Comuni di Urbino, Fano e Pesaro proseguono nella condivisione di progetti che fanno rete con il nuovo ciclo “Mostre per Leonardo e per Raffaello”; progetto diffuso e messo in campo di concerto dai tre comuni nell’ambito delle celebrazioni promosse dal MIBAC per i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci nel 2019 e di Raffaello Sanzio nel 2020.

Dopo il successo delle mostre “Rinascimento Segreto” nel 2017 e “Rossini 150” nel 2018, le tre città tornano unite nel rendere omaggio ai due grandi geni del Rinascimento. Un altro passo avanti nella valorizzazione policentrica del patrimonio locale, favorevole alla formazione di un’identità culturale e allo sviluppo turistico.

Con il sostegno della Regione Marche, del Comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, del Comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, del Centro Studi Vitruviani di Fano, della Biblioteca Oliveriana di Pesaro e l’organizzazione curata da Sistema Museo, in programma tre appuntamenti concepiti dai comitati scientifici come un percorso con un filo conduttore univoco che racconti gli artisti e le connessioni con il territorio.

A Urbino dal 17 maggio è in corso la mostra “Da Raffaello. Raffaellino del Colle”, a cura di Vittorio Sgarbi, in omaggio al ‘divin pittore’ riletto tramite le opere di uno dei suoi più fedeli seguaci.

A Fano si celebra Leonardo riscoprendo il legame con Vitruvio con la mostra, a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini, “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell’armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico” al Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti dal 12 luglio.

A Pesaro l’artista Agostino Iacurci sperimenta una visione contemporanea del De Architectura di Vitruvio con un progetto originale. Dal 14 luglio, a Palazzo Mosca – Musei Civici, “Agostino Iacurci Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”, a cura di Marcello Smarrelli.

Tutte le mostre sono visitabili fino al 13 ottobre.

LE MOSTRE

URBINO Da  Raffaello. Raffaellino del Colle
a cura di Vittorio Sgarbi
Palazzo Ducale – Sale del Castellare
fino al 13 ottobre 2019

La mostra di Urbino, a cura di Vittorio Sgarbi, fa da apripista alle celebrazioni urbinati del 2020 per il quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483 – 1520), del quale Raffaellino (1494/97 – 1566) fu uno dei più fedeli e intelligenti seguaci. La mostra intende ripercorrere l’attività del maestro biturgense discepolo del “divin pittore” che, pur essendo stato largamente attivo nelle Marche, necessita ad oggi di una rivalutazione storica e di una maggiore divulgazione. Per la prima volta si possono ammirare riunite alcune delle sue opere più significative provenienti da chiese e musei di Roma, Cagli, Mercatello sul Metauro, Perugia, Piobbico, Sansepolcro, Sant’Angelo in Vado, Urbania, Urbino.

Il percorso è introdotto da due opere di Raffaello custodite nella raccolta dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma: una tavoletta, pressoché inedita, con la Madonna con il Bambino e l’affresco staccato con Putto reggi festone.

Il curatore Vittorio Sgarbi:

Era giusto fare questa mostra. Per celebrare i cinquecento anni dalla morte di Raffaello, nel 2020, dopo Roma il secondo polo è certamente Urbino, dove Raffaello è nato e c’è una sua presenza ideale. Abbiamo concepito una mostra monografica come quelle di nuova invenzione, dedicata a un intellettuale, scrittore, amico di Raffaello, che muove musica, teatro, cinema. Raffaellino del Colle è un pittore nato a Sansepolcro, ma pronto, già giovanissimo, a sentire lo spirito di Raffaello trovandosi con lui a lavorare nelle stanze vaticane nel 1517. Porta con sé quella luce ed è la nostalgia, quasi come quella di un figlio, verso Raffaello. Sarà come scoprire un pittore inedito, bello e luminoso. Spero sia l’occasione per mostrare un grande artista marchigiano, come all’inizio del secolo avvenne per Lotto”.

Raffaellino del Colle (Sansepolcro, 1496 circa-1566) fu uno dei più fedeli e intelligenti seguaci di Raffaello. Artista colto e raffinato, il pittore biturgense elaborò una delle più originali ed autentiche espressioni del manierismo italiano. Tra i favoriti della corte urbinate dei Della Rovere già dagli anni trenta del Cinquecento, fu attivo in molte località del Ducato, come Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado, Mercatello, Lamoli, Cagli e Piobbico.

Dopo la prima formazione con Giovanni di Pietro detto lo Spagna, Raffaello di Michelangelo di Francesco, detto Raffaellino del Colle (frazione di Sansepolcro, nella quale si credeva fosse nato), si recò a Roma, entrando nella bottega di Raffaello (1517-1518). Alla morte del “divin pittore” divenne collaboratore di Giulio Romano, partecipando alla decorazione della Sala di Costantino in Vaticano.

Successivamente rientrò a Sansepolcro (1524), dove licenziò i suoi primi lavori (come la Resurrezione di Cristo nel duomo), ispirati ai modelli di Raffaello e di Giulio studiati nell’Urbe. Databile attorno al 1528 è l’Annunciazione di Città di Castello, opera che inaugurò un lungo impegno tra Umbria e Marche. Dal 1530 Raffaellino lavorò alla Villa Imperiale di Pesaro assieme a un gruppo di pittori convocati da Girolamo Genga su commissione di Francesco Maria I della Rovere e sua moglie Eleonora Gonzaga.

Successivamente, oltre a Sansepolcro, fu attivo a Urbania (decorazione dell’oratorio del Corpus Domini), Bibbiena (Cenacolo affrescato nel refettorio di Santa Maria del Sasso), Gubbio (decorazione di una cappella nella chiesa di San Pietro), Cagli (Sacra Conversazione in San Francesco) e Sant’Angelo in Vado (Sacra Conversazione nella chiesa dei Servi). Nell’aprile del 1536 Raffaellino giunse a Firenze per coadiuvare Giorgio Vasari negli apparati effimeri per l’ingresso in città dell’imperatore Carlo V. Tra il 1543 e il 1544 si spostò a Perugia, chiamato a decorare, assieme ad altri pittori, la cappella e l’appartamento del castellano nella Rocca Paolina (oggi non più esistente).

Successivamente soggiornò prima a Napoli, dove affiancò Vasari nella decorazione del refettorio del monastero di Monteoliveto, e poi a Roma, coadiuvando questa volta l’aretino nella sala dei Cento giorni in palazzo della Cancelleria. Nel 1548 Bronzino, già suo compagno di lavoro all’Imperiale, lo convocò a Firenze perché lo aiutasse nella realizzazione dei cartoni per gli arazzi con Storie di Giuseppe destinati al salone dei Dugento in Palazzo Vecchio. Nel suo ultimo decennio di attività il maestro biturgense licenziò notevoli opere per Città di Castello, Sansepolcro e Perugia.

Morì il 17 novembre 1566 a Sansepolcro, e venne sepolto nella chiesa di San Giovanni.  Come hanno chiarito gli studi recenti Raffaellino del Colle occupa un ruolo non secondario nel panorama artistico italiano di pieno Cinquecento, così come nel processo di aggiornamento stilistico degli ambienti umbro-marchigiani del tempo. 

FANO
Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato.
Alla ricerca dell’armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico
A cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini
Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti
12 luglio – 13 ottobre 2019

Nel 2019 ricorrono cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il “genio universale” del Rinascimento. Sono centinaia le manifestazioni e gli eventi di respiro internazionale programmati in tutta Europa, Italia e Francia in testa. Anche il Comune di Fano ha scelto di partecipare alle celebrazioni con un grande evento. Dal 12 luglio al 13 ottobre 2019 il Museo del Palazzo Malatestiano ospita, nella Sala Morganti, la mostra “Leonardo e Vitruvio: oltre il cerchio e il quadrato. Alla ricerca dell’armonia. I leggendari disegni del Codice Atlantico”, a cura di Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini.

La mostra a Fano racconta al pubblico, per la prima volta, la battaglia tra un uomo e un libro, tra Leonardo e Vitruvio. Lo fa nella città del grande architetto romano, luogo della leggendaria basilica oggetto di recenti indagini archeologiche e su cui si sono misurate intere generazioni di architetti, dal Rinascimento in avanti, da Fra Giocondo ad Andrea Palladio a Claude Perrault.

I curatori Guido Beltramini, Francesca Borgo e Paolo Clini hanno intrapreso una indagine sistematica e a tutto campo dell’incontro-scontro fra due protagonisti del Rinascimento – uno in carne ed ossa, l’altro di carta e inchiostro. La mostra affronta il multiforme rapporto fra Leonardo (1452-1519) e il testo di Vitruvio (I secolo a.C.), il celebre trattato latino di architettura che costituì le fondamenta teoriche della nuova maniera del costruire nel Rinascimento. Accusato dai contemporanei di essere un omo sanza lettere, Leonardo si proclamava orgogliosamente “discepolo dell’esperienza”, dichiarando di preferire gli esperimenti alle pagine dei libri. Ma il dialogo con Vitruvio, che spesso diventa un vivace contraddittorio, fa eccezione. Al trattato Leonardo attinge per questioni di idraulica e meteorologia, geometria e ottica, materiali e tecniche pittoriche, strumenti di misurazione, o anche solo come un repertorio di metafore e leggende, aneddoti su architetti e ingegneri dell’antichità, macchine prodigiose: per confrontarsi insomma con l’autorità di una fonte antica da ammirare, imitare e sfidare. L’interesse di Leonardo per Vitruvio è insomma molto più presente di quanto si fosse immaginato, e va ben oltre l’Uomo vitruviano e la teoria delle proporzioni, l’argomento che però sino ad ora aveva preso il sopravvento in ogni discussione dell’interesse leonardiano per Vitruvio.

La mostra ritorna, quindi, alle pagine di appunti e disegni di Leonardo per restituire al trattato la sua portata originale, oltre “il cerchio e il quadrato” del celeberrimo Uomo vitruviano.

I visitatori avranno la rara opportunità di un incontro ravvicinato con cinque disegni originali di Leonardo dal leggendario Codice Atlantico conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. Si tratta della prima volta nella storia recente che preziosi fogli autografi di Leonardo vengono esposti sulla sponda centro-adriatica d’Italia. La selezione dei disegni in mostra copre l’intero periodo d’attività dell’artista, dagli ultimi decenni del Quattrocento ai primi del Cinquecento, spaziando da progetti per macchine militari (la balestra gigante), per la misurazione del tempo (l’orologio idraulico) e della distanza (l’odometro), fino a fogli di soggetto architettonico (la sezione del tiburio della cattedrale di Milano) e geometrico (le ‘lunule’, gli esercizi per la quadratura del cerchio). Accanto a questi cinque ‘protagonisti’ verranno affiancate le principali edizioni cinquecentesche del trattato di Vitruvio: i testi che Leonardo potrebbe aver conosciuto e sfogliato.

Un allestimento attento a mettere in risalto e dare presenza alle opere esposte permetterà di osservare i fogli da vicino e nel dettaglio, invitando a una osservazione intima e ragionata dell’autografo leonardesco. Il supporto di strumenti multimediali permetterà di guidare lo sguardo dello spettatore sui fogli, aiutando a decodificare i dettagli più minuti dei disegni e la scrittura speculare di Leonardo. 
Alla visione ravvicinata delle opere si contrappone l’esperienza immersiva delle proiezioni in grande formato dei capolavori grafici e pittorici dell’artista. Con il video Leonardo ed io i visitatori potranno entrare per zoom successivi in alcuni dei fogli più spettacolari di Leonardo provenienti dalle collezioni reali inglesi, spaziando dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, dal macrocosmo – astri celesti, cieli tempestosi, mari in burrasca, scontri di eserciti –al microcosmo – gli organi del corpo umano, insetti, fiori. Un video sull’Uomo vitruviano inviterà invece il pubblico in una sorta di viaggio nel tempo: a partire dal foglio bianco, farà apparire in sequenza i tratti di penna con cui ogni dettaglio del disegno — il corpo dell’uomo, le figure geometriche, e le parole del testo — furono tracciati dalla mano dell’artista. In questo modo sarà possibile comprendere come Leonardo abbia concepito e realizzato il disegno rinascimentale più noto al mondo.

Altra significativa esperienza immersiva è il mirroring dell’Uomo vitruviano, una proiezione interattiva che permette ai visitatori di ogni età di sovrapporre il proprio corpo al celeberrimo modello, confrontandosi con le proporzioni ‘perfette’ dettate da Vitruvio. Un innovativo laboratorio digitale allestito in una sezione dedicata permetterà inoltre ai visitatori, tramite una app in realtà aumentata, di esplorare in alta definizione i disegni di macchine di Leonardo. In un grande imagewall a parete sarà possibile interagire con le macchine ricostruite digitalmente attraverso libere interazioni gestuali, permettendo ai visitatori di scomporne e ricomporne i meccanismi per comprenderne meglio il funzionamento e di metterle in azione, lanciando ad esempio un dardo con la balestra gigante, o misurando una distanza con l’odometro. 

I visitatori avranno, infine, a disposizione un oculus che permetterà un’esperienza immersiva di realtà virtuale nella Fano romana e nella sua Basilica, all’interno della quale ci si potrà muovere virtualmente con una visione a 360 gradi, guidati nel percorso da una voce narrante.

PESARO
Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio.
Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura
A cura di Marcello Smarrelli
Palazzo Mosca – Musei Civici
14 luglio – 13 ottobre 2019

Il Comune di Pesaro, in collaborazione con l’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani, presenta la mostra “Agostino Iacurci. Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura”, a cura di Marcello Smarrelli, con la consulenza scientifica di Brunella Paolini, in programma a Palazzo Mosca – Musei Civici dal 14 luglio al 13 ottobre 2019.

La scelta di trattare la figura di Marco Vitruvio Pollione (80 a.C.- 15 a.C. circa) – celebre architetto e scrittore romano attivo nella seconda metà del I sec. a.C. considerato il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi – nasce in continuità con Fano che celebra Leonardo Da Vinci attraverso i fogli del Codice Atlantico in cui più volte viene nominato Vitruvio, a cui la città secondo la tradizione avrebbe dato i natali.

Tracing Vitruvio. Viaggio onirico tra le pagine del De Architectura è un articolato progetto site specific concepito, per i Musei Civici di Pesaro, da Agostino Iacurci (1986) – artista noto in tutto il mondo soprattutto per i suoi monumentali dipinti murali realizzati nello spazio pubblico – composto da opere tridimensionali e pittoriche dal carattere fortemente scenografico, capaci di creare una dimensione suggestiva e coinvolgente che accompagna la presentazione di dieci diverse edizioni del De Architectura, provenienti dalla Biblioteca Oliveriana.

La mostra si snoda partendo dalla facciata di Palazzo Mosca, attraverso il cortile, con spettacolari istallazioni ispirate alle architetture vitruviane e prosegue all’interno dei musei seguendo due fili conduttori. Uno più tradizionale e squisitamente filologico che intende analizzare la fortuna critica e editoriale del testo vitruviano risalente al I sec. a.C. e ampiamente diffuso nel Rinascimento grazie all’introduzione della stampa. Successo puntualmente documentato dalle raccolte oliveriane che annoverano numerose edizioni del De Architettura, alcune molto rare e preziose. Dieci di queste, accuratamente selezionate, sono riunite ai Musei Civici e presentate in ordine cronologico, aperte ognuna su uno dei dieci libri di cui l’opera è composta, in modo da poterne avere una panoramica completa e analizzarne più approfonditamente i contenuti. L’altro più libero e visionario, creato da Agostino Iacurci, la cui ricerca attuale è molto vicina ai temi dell’antico e allo studio sull’uso del colore nell’architettura e nelle arti plastiche di età classica.

Per accompagnare la presentazione dei volumi del De Architectura l’artista ha realizzato un percorso in cui le forme e le creazioni vitruviane sono ridisegnate utilizzando il suo linguaggio pittorico caleidoscopico e surreale. Cariatidi, capitelli, colonne, templi, sembrano rianimarsi, rivitalizzati dall’uso di cromie forti e brillanti, liberando l’antichità classica dall’etereo candore e dall’aura di olimpico equilibrio che il Neoclassicismo ci ha tramandato; restituendoci l’immagine di un’architettura nata da un popolo mediterraneo, fortemente legata al colore, alla luce, sempre in costante tensione tra l’apollineo e il dionisiaco, tra ragione e sentimento.

L’intervento di Iacurci si pone come un ulteriore commentario per immagini ai volumi, in dialogo con le edizioni e con gli artisti del passato che, attraverso la tecnica dell’incisione, si erano impegnati ad illustrare gli scritti di Vitruvio, spesso con risultati estetici di altissimo livello. L’artista ne fornisce una nuova e originale interpretazione attraverso il suo sguardo contemporaneo, intelligente e ironico, con una componente fortemente onirica. Quasi un sogno ad occhi aperti, una sorta di moderna Hypnerotomachia Poliphili, il celebre romanzo allegorico attribuito a Francesco Colonna – corredato da 169 illustrazioni xilografiche – che costituisce una delle fonti iconografiche più celebri e utilizzate nel Rinascimento, di cui in mostra sarà esposta la magnifica edizione di Aldo Manuzio (Venezia, 1499).

Una mostra innovativa, dal carattere sperimentale, ulteriore testimonianza di come la cultura classica possa rappresentare sempre una fonte d’ispirazione di primaria importanza per un artista contemporaneo e di come Pesaro, con il suo ricco patrimonio, sia un perfetto laboratorio culturale.

La mostra di Pesaro è realizzata in collaborazione con M77 Gallery di Milano.

Il De Architectura

Vitruvio si occupò della redazione del suo trattato De Architectura nella seconda metà del I secolo a.C., intendendo con esso offrire un quadro generale delle conoscenze tecniche e pratiche collegate alla costruzione che egli aveva acquisito dopo una vita intera di attività professionale. L’opera è suddivisa in dieci libri, tutti preceduti da un’introduzione, in ognuno dei quali vengono affrontati temi specifici.

Nel primo libro, dopo aver proposto la definizione dell’architettura, si descrivono le doti dell’architetto che deve avere competenze tecniche e una cultura enciclopedica, vi sono anche accenni all’urbanistica. Nei libri successivi si affrontano diverse tematiche collegate alla costruzione degli edifici, iniziando dal libro secondo nel quale si presenta la storia dell’edilizia e si illustrano le tecniche e i materiali utilizzati. Si passa poi alla trattazione della costruzione dei templi in cui predomina l’ordine ionico, nel libro terzo, per poi illustrare in quello successivo gli altri ordini e stili di realizzazione degli edifici sacri. Nel quinto libro si descrivono, invece, edifici pubblici quali la basilica, il carcere, i bagni e le palestre.

I libri successivi, sesto e settimo, sono dedicati all’edilizia privata della quale si specificano l’uso degli spazi, l’orientamento, le misure e poi le decorazioni interne e le rifiniture.

Gli ultimi tre libri, probabilmente scritti in epoca successiva ai precedenti, sono dedicati a riflessioni su temi di carattere più generale quali l’idraulica (libro ottavo), l’astronomia, l’astrologia e gli orologi solari, la meccanica civile e militare.

A Vitruvio va il merito di aver definito l’architettura come scienza e soprattutto di averle riconosciuto, e fatto riconoscere agli altri, la dignità di attività intellettuale, per cui l’architetto, al pari del perfetto oratore ciceroniano, deve essere in possesso di un sapere enciclopedico.

Agostino Iacurci
Nato a Foggia nel 1986. Vive e lavora a Berlino.

Il suo lavoro abbraccia una vasta gamma di media tra cui pittura, murales, scultura, disegno, installazione, scenografia. Le opere sono caratterizzate da forme sintetiche e larghe campiture di colori brillanti, al limite tra figurazione ed astrazione. Attratto dall’ordinario e quotidiano, nelle sue mostre combina la pittura con interventi scenografici generando ambienti immersivi.

Recentemente, con la mostra “Gypsoteca” (2018), presentata presso la galleria M77 di Milano, ha esteso il campo di indagine all’utilizzo del colore nel mondo classico greco e romano.

I suoi dipinti monumentali sono presenti in spazi pubblici e privati in moltissime città del mondo tra cui Milano, New York, Londra, Atlanta, Monterrey, Belo Horizonte, Mosca, Nuova Delhi, Bayamon, Kiev. Ha realizzato le scenografie per lo spettacolo “Madame Pink” di Alfredo Arias, presentato al Teatro Argentina nel 2017 e al Théâtre du Rond Point di Parigi nel 2019.

Numerose le mostre e i progetti in Europa, USA, Brasile, Russia, India, Indonesia, Messico, Australia, Corea, Giappone e Taiwan. Le più recenti includono: “Trompe l’oeil”, Celaya Brothers Gallery, Città del Messico, 2017; “Urban Art Biennale”, Völkinger Hütte, 2017; “FADA, House of Madness”, The Watermill Center, New York, 2016; “16° Premio Cairo”, Palazzo della Permanente, Milano, 2015; “From Street to Art”, Istituto Italiano di Cultura di New York, NY, 2014; “Artmosphere”, Artplay, Mosca.

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