« Michael Jackson : On the Wall » al Grand Palais di Parigi

« Michael Jackson : On the Wall » al Grand Palais di Parigi

Si è aperta venerdì scorso al Grand Palais di Parigi la mostra « Michael Jackson : On the Wall » sotto l’egida degli esperti curatori Nicholas Cullinan e Vanessa Desclaux.

Michael Jackson è stato uno dei personaggi dello spettacolo più influenti del XX secolo, non a caso fu soprannominato il « Re del Pop »,oltre ad essere l’artista che ha venduto più dischi di ogni altro (ha superato il miliardo di copie vendute) e che ha vinto innumerevoli premi. I più prestigiosi. Il Rock and Roll Hall of Fame, tempio e museo del rock e delle star della musica, lo annota come l’artista più popolare di tutta la storia dell’industria dello spettacolo. L’intento di questa mostra è quello di mettere in risalto come Michael Jackson sia stato ed è tuttora fonte di ispirazione non solo per chi fa musica ma anche (come soggetto/icona) per gli artisti contemporanei delle arti visive tout court. Ci vorrebbero intere pagine e innumerevoli mostre da proporre per parlare della grandezza, della notorietà e dell’influenza che Michael Jackson ha esercitato sulla musica, sulla società, sulla moda, sulla street art e probabilmente anche sulla politica.

Vista in quest’ottica « On The Wall » non può che essere un piccolo tributo tra i milioni che questo grande e intramontabile artista riceve ogni giorno da tutto il mondo.

La mostra è itinerante ed è partita dal National Portrait Gallery di Londra trasferendosi poi al Grand Palais, con una maggiore envergure. Allestita nella Galleria sud-est, l’esposizione segue un ordine cronologico e presenta le opere di quaranta artisti che hanno utilizzato l’icona Jackson per la realizzazione delle loro opere, e che spesso sono un pretesto per lanciare messaggi dal contenuto più o meno esplicito, che va dal sociale al politico (uno su tutti il razzismo).

Dai celebri ritratti realizzati da Andy Warhol, tra cui la famosa serigrafia pubblicata sulla copertina del Timedi New York del 1984, alle fotografie surrealiste di David LaChapelle che lo rappresentano come un « American Jesus », all’affresco che lo ritrae in veste da Re, dipinto dal pittore americano Kehinde Wiley (mutuato dal ritratto di Re Filippo II di Spagna di Pieter Paul Rubens), la mostra è un susseguirsi di fotografie, dipinti, video, installazioni che riprendono, trasformano, onorano e fanno rivivere la figura della star.

Alcuni artisti mettono l’accento sulla postura e sui passi di danza, come ilmoonwalk, che Michael Jackson rende famoso in tutto il mondo, facendone una delle sue firme, altri evidenziano le origini sociali del cantante ed evocano l’importanza di Jackson come modello per i giovani afro americani durante gli anni Settanta. Una sala intera è dedicata all’amicizia con gli artisti Keith Haring e Andy Warhol. Altre opere sono riunite intorno al tema della maschera, un altro simbolo distintivo nell’opera di Michael Jackson, e ai costumi utilizzati durante i suoi concerti e per i suoi videoclip. Particolarmente suggestivo il ritratto di Michael Jackson in bianco e nero in un dipinto a olio di due metri per due, realizzato appositamente per l’esposizione dall’artista cinese Yan Pei Ming.

Sono passati quasi 10 anni dalla morte di Michael Jackson ma è come se nulla fosse cambiato. La sua celebrità non si affievolisce, i suoi fans sono ancora numerosi e la sua musica sembra non passare mai di moda; come del resto le tematiche affrontate nelle canzoni che non solo restano di stretta attualità ma che continueranno ancora ad influenzare da qui a venire generazioni di artisti.