Galleria Raffaella Cortese presenta Unrequited Love, la seconda personale di Monica Bonvicini che sviluppa negli spazi della galleria come in tre mostre personali.

L’artista sta lavorando da diversi anni su una documentazione fotografica di villette familiari lombarde concepite e costruite verso la fine degli anni Sessanta per la famiglia ‘tradizionale’ dell’epoca. L’aspetto di queste costruzioni, una volta rigorosamente identico in tutte le loro parti, ad oggi rispecchia i cambiamenti economici e demografici delle comunità negli ultimi cinquant’anni, dando luogo a dissonanze e incompatibilità di natura estetica che creano situazioni singolari e curiose. Tre delle case che compongono la serie fotografica Italian Houses (2019) diventano carta da parati che ricopre le pareti interne di via Stradella 1, la serie completa sarà esposta nella mostra personale dell’artista alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino in autunno.

Sulle stesse pareti tre disegni del 2002 appartenenti alla serie Places of ID propongono intriganti connessioni tra architettura, storia e sessualità. A pavimento, installato come un tappeto e composto da cinture di pelle intrecciate, Belted Flat (2019) conclude un’immagine di domesticità a dir poco peculiare. Dalla parete, protendono a un’altezza inusuale Grab Them by the Balls (2019), mani in bronzo che diventano una chiara risposta, non senza umorismo, a un potere patriarcale che sminuisce la realtà femminile.

Lo spazio sotterraneo al numero 7 è completamente illuminato dalla scultura sospesa Bent on Going (2019), una fascia di circa 200 luci al LED tessute insieme da un intricato ricamo di cavi elettrici. Alla parete sono esposti nuovi disegni della serie Hurricanes and Other Catastrophes, iniziata dopo l’uragano Katrina del 2005 a New Orleans. Con questi disegni, Monica Bonvicini aveva già cominciato più di dieci anni fa a portare l’attenzione sul Capitalocene e, in particolare, sull’urgenza del cambiamento climatico; eventi come la distruzione senza precedenti delle Bahamas a causa dell’uragano Dorian e la giornata del Global Climate Strike il 20 settembre dimostrano come il tema ecologico sia inevitabilmente e fortemente politico.

In via Stradella 4, una grande serigrafia su lastre di alluminio, concepita dall’artista in occasione della sua recente personale I Cannot Hide My Anger al Belvedere 21di Vienna, copre quasi interamente la parete centrale dello spazio. Monica Bonvicini ha iniziato a lavorare con la pubblicità della Marlboro già nel 1993, infatti l’immagine serigrafata è tratta da un cartellone dell’epoca. Il cowboy che cavalca il suo cavallo accanto a un recinto di filo spinato è una figura che oggi diviene ancora più inquietante, considerando i flussi migratori che interessano la frontiera tra Messico e Stati Uniti e il territorio europeo. Del 2019 è anche la scultura in ferro e vetro soffiato Fleurs du Mal (pink). Gli oggetti in vetro rosa sono appesi agli uncini di quello che ricorda un
ritratto ingigantito dello Scolabottiglie (1914) di Marcel Duchamp. L’opera parla di un ambiente domestico che, come la prateria del Malboro Man, è territorio rischioso e le parole di Diane Williams da cui la mostra prende il titolo ne sono testimonianza.

Monica Bonvicini
Unrequited Love
Inaugurazione giovedì 19 settembre h. 19:00 – 21:00
20 settembre – 9 novembre 2019 | martedì – sabato, h. 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:30 e su appuntamento
GALLERIA RAFFAELLA CORTESE
Via Alessandro Stradella 7-1-4, 20129 Milano

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