Pieluigi Bossi in arte Sibò, futurista della seconda ondata, arruolato nella pattuglia acrobatica di Tato, Crali Prampolini e Dottori,fu cantore della Bonifica Pontina e delle città di Fondazione, pictor optimum, erroneamente e troppo a lungo dimenticato.

 

Sibò (Pierluigi Bossi) Marinetti: da Bossi a Sibò, 1936 tempera e tecnica mista su tavola, 65 x 50 cm cornice originale

Sibò (Pierluigi Bossi)
Marinetti: da Bossi a Sibò, 1936
tempera e tecnica mista su tavola, 65 x 50 cm
cornice originale

Lo riscopre l’interessante mostra: Littoria – Sibò alla Futurism&Co Art Gallery in via Mario de Fiori 68 (Roma), visitabile fino al 30 Settembre.

Di pregevole fattura grafica il catalogo pubblicato da Lantana Editore, ricco di contenuti critici e biografici, scritti inediti, apparati con documenti e giornali d’epoca, curato come la mostra da Giancarlo Carpi. Esposti venti quadri di aereo pittura futurista dell’artista affiancate alle opere di tre grandi esponenti di quella avanguardia: Prampolini, Tato e R. Di Bosso.
Dalle squadre alle ali, l’atterraggio nell’arte.

Pierluigi Bossi, classe 1907, era un geometra, di quelli usciti dagli istituti professionali nel periodo aureo di questa tipologia di scuola, quando nell’Italia anni Venti/Trenta, votata a recuperare quel gap di modernità che la separava dalle maggiori nazioni europee, si formavano tecnici così tanto competenti e colti da essere a buon diritto chiamati dottori, considerando l’alto livello delle mansioni che svolgevano, la qualità dei progetti e l’entità delle responsabilità operative e amministrative che su di loro gravavano, come fu nel caso della vicenda professionale del nostro.
Dalla natia Milano si trasferisce ancora adolescente a San Casciano dei Bagni (Siena). All’epoca in quella zona erano in corso importanti lavori di bonifica rurale e resta impressionato da come il lavoro dell’uomo vinca la forza della natura a vantaggio della comunità.
Parallelamente agli studi tecnici coltiva la sua passione per la pittura. Segue alcune lezioni all’Istituto di Belle Arti locale ed è allievo del pittore simbolista, tardo-liberty, Dario Neri, acquisendo padronanza del disegno, capacità di rappresentare lo spazio e di rendere la luminosità, affinando la sensibilità nell’uso dei colori. Abbina la pratica del cavalletto alla frequentazione delle mostre e alla lettura delle riviste specializzate, sempre aggiornato sulle avanguardie del momento.
Agli inizi degli anni Trenta il suo linguaggio pittorico vira sulla scia del Futurismo.
Tema principale delle sue prime prove d’autore è il paesaggio, interpretato secondo i dettami dell’aero-pittura di Gerardo Dottori. Vuole dipingere la civiltà rurale ed artigiana, di cui si sente figlio, mentre la vede pervasa dallo spirito pionieristico di opere che recuperano all’agricoltura terre aride e malsane.
Rappresenta la campagna mentre è percorsa dall’esaltazione dell’uomo per la disponibilità di nuove macchine, il cui utilizzo consentiva di riplasmare la natura, imprimendo all’estetica paesistica dei luoghi molteplici linee forza, del tutto inedite per l’occhio di un artista.
Nel 1934 un’opportunità professionale gli cambia la vita: ottiene l’incarico di capo sezione dell’ufficio tecnico a Littoria, epicentro urbano della Bonifica Pontina, progettata e tirata su nel breve volgere di un biennio, come più di cento città di fondazione costruite durante il fascismo, in Italia, nelle colonie e nei protettorati.
Diretto collaboratore di Oriolo Frezzotti, redattore del primo piano regolatore, contribuisce anche lui alla forma della città con il progetto piazza dell’Impero e suoi giardini (oggi piazza del Popolo). Per vent’anni vive e lavora nel capoluogo Pontino, mettendo a disposizione della municipalità anche la sua formazione d’artista.
Nasce sotto la sua regia la Galleria Civica di Littoria, all’epoca una collezione di quattrocento opere, individuate grazie alla sua competenza, tra quelli degli artisti che avevano esposto alla XX Biennale di Venezia e alla II Quadriennale di Roma e ottenute in dono, anche dalle istituzioni, grazie al credito di cui godeva nel mondo dell’arte.

Sibò (Pierluigi Bossi) Battaglia aerea su mare - lago, 1936 olio su tela, 77 x 65 cm

Sibò (Pierluigi Bossi)
Battaglia aerea su mare – lago, 1936
olio su tela, 77 x 65 cm

 Volando col pennello nel Futurismo realizzato delle città di Fondazione

Le stigmate del futurista doc gli e l’aveva impresse Marinetti stesso che, dopo aver visto le sue areo – pitture esposte alla mostra di Arte Provinciale di Littoria a Sabaudia nel maggio del ’36, decise di aprirgli le porte del suo cenacolo romano, e coniò per lui il nome d’arte Sibò.

Imprimatur celebrato con un intenso ritratto del suo mentore nel quadro Marinetti: da Bossi a Sibò, 1936 tempera e tecnica mista su tavola. A questo prestigiosa affiliazione seguì una intensa attività di organizzatore del gruppo futurista di Littoria da lui fondato e diretto, frequenti partecipazioni ad importanti mostre ed eventi culturali istituzionali, sino ai saloni della XXI Biennale di Venezia nel 1938 alla quale partecipa con il quadro La conquista dello spazio (opera in catalogo). Dello stesso periodo altri due splendidi dipinti: una visione aerea di Sabaudia (tecnica mista carta su compensato del 39) e una sintesi degli edifici di Littoria (olio su compensato del 37).

I quadri di Sibò raccontano la trasformazione del paesaggio e la genesi di un contesto urbano attraverso l’opera tecnica e artistica umana, ripresa dall’alto, secondo gli stilemi dell’aereo pittura. Egli adatta al linguaggio dell’avanguardia il tono epico dei contenuti, che gli serve per rappresentare l’epopea della vittoria sulla natura selvaggia, l’utopia concretizzata delle terre ai contadini, il mito dell’uomo demiurgo che sfida gli dei, creando dal kaos la nuova civitas terrena.

La prospettiva sempre cangiante dello sguardo di chi vola, incontra le rette secanti e tangenti dell’urbanizzazione del territorio. I volumi e la spazialità dell’architettura razionalista di Littoria, Sabaudia e Aprilia, sembrano nascere dalle scie degli apparecchi, quasi le ali fossero squadre da disegno. Dipinto a guisa d’uomo in posa d’angelo, l’aeroplano di Sibò conferma l’assimilazione futurista tra uomo e macchina, con quella insegna tricolore sull’ala, tonda e vivida come fosse l’occhio di cui vediamo il punto di vista ritratto sulla tela, espressione di uno spirito umano capace di animare la materia.
Come racconta il quadro Virata su Sabaudia, 1936 l’immagine eterea e fluttuante presa dall’alto, si completa nella visione pittorica con la solida realtà della terra bonificata e della città fondate. E giustamente osserva Giancarlo Carpi, le deformazioni ottiche non restituiscono tanto l’esperienza umana del volo, quanto il progressivo trasformarsi dal basso del territorio, le cui nuove variazioni altimetriche sembrano tracciate come per un evento soprannaturale dalle scie dell’aereo, ma al tempo stesso esprimono la concretezza del lavoro Temi magnificamente svolti in Sorvolando Littoria, 1937, quadro che più di tutti forse esprime la concezione “trasformativa” del paesaggio come oggetto in divenire, puntualmente rilevata nel testo critico di Carpi in catalogo, concezione affatto lirica,assolutamente aderente alla realtà.
Naturalmente una realtà dinamica in pieno spirito futurista, colta al centesimo di secondo nella sua più vera apparenza, così come s’imprime nell’occhio di chi guarda mentre egli si muove. Un continuo sovrapporsi e compenetrarsi delle linee di forza attraverso i volumi, in un simultaneo incrociarsi e divergere delle scie del movimento di uomini e mezzi.
Ogni tentazione di aura idilliaca che aleggia di solito su rappresentazioni del genere, è spazzata via dalla bomba della pittura futurista, che fa esplodere la scena con infrangersi di luce su tutti i colori del paesaggio e compenetrazioni di corpi in movimento e superfici delle costruzioni.
Privi di gravità i singoli elementi galleggiano nello sguardo dell’artista in un disordine studiato, come in una sospensione da gioco di prestigio, per cui osservando i quadri si percepisce bene la specificità e il significato di ogni pezzo, la collocazione in cui ritornerà, ma anche l’unità dell’insieme.
Il golfo del Circeo e le cime dei colli all’orizzonte si sovrappongono e sfumano nei perimetri dei campi arati, percorsi da veicoli agricoli e punteggiati da attrezzi di lavoro che sembrano impressi dalla scia di velivoli in cabrata o in tonneau come nel dipinto Dalle Paludi alle Città 1936-37, quadro che idealmente chiude la prima fase della carriera artistica di Pierluigi Bossi.
C’è poi livello due punto zero dell’aero pittura di Sibò: la serie dei quadri “cosmici”, in cui le costruzioni razionaliste e le geometrie dei terreni sottratti alla palude sembrano sollevarsi e destrutturarsi come se dovessero essere trasferiti nello spazio, come se un’altra e più ardita colonizzazione fosse possibile in futuro, celebrata nel capolavoro: Dall’Agro al Cosmo, 1938.
L’occhio umanizzato dell’aeroplano di Bossi ha un’impressione sempre più astratta e rimpicciolita delle città di Fondazione e dell’agro “redento”, mentre spiralando scala l’atmosfera celeste, in gimkana tra pianeti che già assumono i colori delle acque incanalate, dei campi arati, del cemento e dei mattoni, degli alberi in filare ai bordi degli assolati viali ortogonali. Una scenografia fluidificata che orbita nell’universo. Ha per propulsore non solo l’ambizione e il genio dell’uomo o la logica consequenzialità che porta oltre l’ultimo traguardo di progresso raggiunto, quanto l’autentica, concettuale, aspirazione dell’artista al futuro vero. Quello spazio fisico del tempo verticale da sottrarre all’eternità, non quello materiale e storico del tempo orizzontale, che si tiene come sabbia nel pugno per il breve volgere del suo fluire.

Sibò (Pierluigi Bossi) Dalle paludi alle città, 1936-37

Sibò (Pierluigi Bossi)
Dalle paludi alle città, 1936-37

Littoria – Sibò
Futurism&Co Art Gallery
via Mario de Fiori 68 (Roma)
www.futurismando.com
Lunedì: 14.00- 19.30; Martedì – Sabato: 11.30- 19.30; Domenica festivi appuntamento.

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Futurism&Co Art Gallery Sibò