“E meno male che sono ancora viva! Ho lavorato il doppio di tutti i maschietti per arrivare qui…”, così ironizza, schietta e brillante, l’artista che troneggia accanto all’assessore Filippo Del Corno, al direttore Domenico Piraina e al curatore Marco Meneguzzo alla presentazione della sua grande antologica “Nanda Vigo. Light Project”, al primo piano di Palazzo Reale, a Milano, dal 23 luglio al 29 settembre.

Da Blade Runner a Stargate, fino a 2001 Odissea nello spazio, con la colonna sonora scelta per la sala introduttiva, che presenta in loop la celeberrima O Fortuna dai Carmina Burana di Orff, per passare a Strauss a ritmo di valzer ed addirittura a Moby: i riferimenti cinematografici sono infiniti, così come infinite le letture di un percorso espositivo che presenta il racconto di un processo creativo di assoluto rilievo nel panorama internazionale, che ha inizio verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, per poi influenzare la scena artistica italiana ed europea degli ultimi cinquant’anni, fino alle esperienze più attuali.

La mostra è come un viaggio sull’Enterprise (forma peraltro esplicitamente richiamata dal logo dell’Archivio Nanda Vigo). E come nella saga di fantascienza Star Trek la nave stellare può, grazie alla propulsione a curvatura, toccare una velocità superiore a quella della luce per raggiungere nuovi mondi e scoprire nuove civiltà, “fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”, così il visitatore intraprende un viaggio che va dai “Cronotopi” dei primi anni Sessanta, ai “Trigger of the space” dei Settanta, ai “Deep Space” più contemporanei.

Tutto è giocato sulla luce: come punto d’incontro tra spazio e tempo, come unità originaria, come ambientazione totale. Musa e fulcro delle immaginifiche e personalissime creazioni dell’artista-architetto-designer milanese (ogni classificazione è riduttiva, come lei stessa ha affermato più volte), che in circa ottanta pezzi, tra progetti, sculture e installazioni, ci racconta della sua personale ricerca sulla trasparenza e sull’immaterialità che devono costituire l’opera e lo stesso ambiente abitato dall’essere umano, e di cui i cronotopi, ossia la summa di tempo e spazio come suggerisce il nome, sono la concretizzazione artistica. Cuore della mostra, infatti, un suggestivo ‘ambiente cronotopico’, dove una volta entrati (e facendosi chiudere dentro) si viene pervasi da una luce colorata, inebriante, riflessa dall’intera superficie specchiante, che con un flash vira di colpo al bianco neutrale, annullando ogni profondità e invadendo lo spazio, anche interiore. Abbiamo compiuto un salto interstellare, l’esperienza può ora elevarsi dal campo sensoriale a quello esistenziale. Siamo nell’assoluto, e lo percepiamo fisicamente. Nanda Vigo sembra invitarci a vivere un momento trascendente, a smaterializzarci fino a diventare particelle quantiche, a perderci nell’infinito dello spazio; a lasciare andare il contatto con la materialità per dedicarci alla contemplazione ed accettare le molteplici possibilità che si aprono dalla comunione con il “tutto”. È una mostra che pone più domande che risposte, come davanti a un film di Kubrik.

Da monolitici vetri industriali, illuminati o non, a specchi inclinati per riflettere la realtà da inusuali punti di vista; da portali che sembrano condurci chissà verso quali mondi siderali o divini, a forme geometriche, piramidali, circolari, semplici e dinamiche, sottolineate dall’algidità del neon in luci radianti o diffuse; questo rappresenta la forma della visione artistica di Nanda Vigo, che per tutta la sua lunga attività ha cercato sempre e costantemente, come un cosmonauta a spasso per l’universo, dimensioni artistiche nuove, aperte a nuove partecipazioni del visitatore.

Promossa dal Comune di Milano in collaborazione con l’Archivio Nanda Vigo, la mostra si inserisce nel percorso con il quale Palazzo Reale, per il quarto anno consecutivo, esplora nella programmazione estiva l’arte contemporanea, approfondendo e valorizzando il lavoro di maestri dell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi e il rapporto che hanno avuto con la città di Milano, dove hanno vissuto, creato ed elaborato la propria ricerca, come nel caso specifico di Nanda Vigo.

Un’astronauta sulla terra.

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