ANDY WARHOL – From A to B and Back Again – Whitney Museum

Testo di Ilaria Bochicchio da New York    

Questa mostra è la più larga retrospettiva realizzata negli Stati Uniti con più di 350 lavori. Sono presenti opere che mostrano tutti gli strumenti che l’artista ha utilizzato durante la sua vita: l’illustrazione, il disegno, il video la fotografia fino alle famosissime, enormi tele. Le sue opere sono nell’immaginario collettivo. Entrate una ad una a far parte di una cultura popolare che ha invaso il mondo. Il suo immaginario non è mai tramontato ed è una dipendenza per tutti continuare a parlarne. Sembra che non siano mai abbastanza le retrospettive, le aste e gli innumerevoli libri che sono stati scritti su di lui.

Andy Warhol (1928–1987), ST309 Edie Sedgwick, 1965. 16mm, b&w, silent; 4.5 min. @ 16 fps, 4 min. @ 18 fps. Pictured: Edie Sedgwick. © 2018 The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA, a museum of Carnegie Institute. All rights reserved.

In che modo l’icona Andy Warhol continua ad affascinare e perché continua ad essere così “contemporaneo”?

Tutto il mondo estremamente voyeuristico che lui ha creato preserva delle caratteristiche ancora estremamente affascinanti. Nel personaggio di Warhol, reale e immaginario, si evincono dei lati “oscuri”.

L’artista ha subito un’attrazione, a tratti quasi morbosa, per le vite di personaggi famosi, criminali, e tutto quell’immaginario che gli americani definirebbero “wired”. Quel contrasto urlante tra le patinature e i lati segreti, tra i fatti di cronaca e le debolezze di vite obbligate a essere costantemente sotto i riflettori. Warhol spia e ingrandisce gli incidenti usando le foto di cronaca. Usa personaggi simbolo di disperazione e contrasto come la Jacqueline Kennedy, giovane bella e potente entrata nell’immaginario di tutti e vittima di uno straziante lutto. Warhol non si è risparmiato nell’indagine frenetica e costante di andare a cogliere gli aspetti più “intimi” delle vite altrui. Ingrandiva e portava sulle tele solo quello che il mondo era già preparato ad accogliere. Tutto quello di cui l’America era intrinsecamente composta, tutti i valori, i miti, i sogni, le paure lui li consacrava. Il fascino del personaggio che non smette di incantare è dovuto anche al life-style e alla trasformazione del ruolo dell’artista da “personaggio introverso e solitario” a “star”.

Facendo uno zoom sul linguaggio utilizzato si può andare a ricercare la motivazione del perché ancora oggi i codici warholiani sono così attraenti. Considerata l’epoca storica in cui viviamo i social network hanno permanentemente modificato le nostre vite. Il costante desiderio di “spiare” e di “essere spiati” è dilagato senza freni. Per questa ragione tutto quello che è “famoso, cool, patinato” affascina ed è soggetto costante di imitazione. I “vip” ritratti da Warhol sono il corrispondente dei “vip” che oggi sono protagonisti di vicende, spesso irreali e costruite. Se prima vinceva la volontà di difesa della privacy oggi pervade e dilaga il desiderio di essere visti, mostrati. E quando l’attenzione mediatica non è sufficiente si ricorre ai social che offrono un pronto strumento di “auto-paparazzo”, ready made.

Andy Warhol (1928–1987), Lupe, 1965. 16mm, color, sound; 36 min. @ 24 fps, in double screen. 72.5 min. @ 24 fps, in single screen. Pictured: Edie Sedgwick. © 2018 The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA, a museum of Carnegie Institute. All rights reserved.

La profezia di Andy Warhol, che annunciava i famosi 15 minuti di celebrità per tutti, si è trasformata in una realtà a tratti molto più inquietante. Dilaga l’ossessione della produzione dell’immagine convulsa, istantanea e autoreferenziale.

Whitney Museum – New York
www.whitney.org

Nella foto iniziale: Andy Warhol (1928–1987), Ari and Mario, 1966. 16mm, color, sound; 67 mins. @ 24 fps. Pictured: Ari Boulogne and Mario Montez. © 2018 The Andy Warhol Museum, Pittsburgh, PA, a museum of Carnegie Institute. All rights reserved.
  • Visione artistica 90%
  • Coinvolgimento 80%
  • Valutazione 85%

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