ARTE E FIERA A BOLOGNA 2017. SOBRIETA’ E RIGORE

Arte Fiera Bologna 2017. Sobrietà e rigore

Non delude le aspettative senza entusiasmare troppo questa 41esima edizione di Arte Fiera Bologna, curata da Angela Vettese con sobrietà e rigore.
Come promesso nessuna vera divisione tra il settore moderno e contemporaneo (anche se l’ultimo preponderante nel padiglione 25 e il primo nel 26) ha permesso un dialogo tra le differenti gallerie con giovani proposte, artisti ben affermati e qualche storica presenza. Nessuna particolare novità (a parte il focus sulla fotografia) o stravaganza, ma un’elegante carrellata di stand ampi e ben allestiti per fruire l’arte senza difficoltà. 178 espositori totali, di cui 153 gallerie e 25 editori – un numero nettamente inferiore rispetto a quello a cui eravamo abituati – consente una visita meno faticosa e più selettiva; molte collettive e alcune personali, più una piccola sezione a cura di Simone Frangi, NUEVA VISTA, dedicata agli artisti meritevoli di essere rivalutati.

Manca però un confronto davvero internazionale. Ancora poche le gallerie straniere presenti ad una fiera che ogni anno divide tra opinioni e critiche discordanti.

Tanta pittura per fortuna, che pare non subire il passare del tempo né l’irrompere delle nuove tecnologie, riuscendo persino a trovare un campo d’azione comune come nel caso di Fabio Giampietro e del suo lavoro multimediale presso Fabbrica Eos. Una vera e propria immersione virtuale nell’opera, proposta anche a Palazzo Bevilacqua Ariosti, per mezzo di speciali visori 3D.

E poi grandi e intense tele di Alessandro Papetti e Giovanni Frangi alla Galleria Poggiali, Pierluigi Pusole da Art Forum Contemporary, Jenni Hiltunen e Massimo Kaufmann da Mimmo Scognamiglio, Carla Bedini a Ca’ di Fra’, Francesco De Grandi da Rizzuto Gallery, Daniele Galliano da In Arco, Giuseppe Gonella, Fulvio di Piazza e Agostino Arrivabene da Bonelli. Non mancano spunti di concettualità da Costantini con Giovanni Lindo Ferretti, e tanta fotografia da quella degli anni ’70 (Ghirri, Garutti) in mostra da Labs Gallery, a quella contemporanea con Giacomo Costa da Guidi&Schoen, Mustafa Sabbagh e una giovane e talentuosa Anna Di Prospero alla MLB Home Gallery. Un tocco di irriverenza e ironia lo regala Il Mappamondo con l’allestimento del tendone da circo di Francesco De Molfetta, DeMo Pop Circus, mentre l’installazione dello svizzero Zimoun da Edoardo Secci cattura proprio tutti, rompendo così una certa monotonia. Infine ma non da ultimo, degno di nota è il progetto Souvenir d’Italie curato dall’artista Vanni Cuoghi presso la Galleria Giuseppe Pero, una collettiva il cui ricavato è destinato al restauro di due lastre marmoree della Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia di Ascoli Piceno, danneggiata dal recente sisma che ha colpito il Centro Italia.

Un’Arte Fiera Bologna che piace e non piace, come ogni edizione, che migliora alcuni aspetti a discapito di altri, inevitabilmente. Come una coperta mai sufficientemente ampia da poter avvolgere e quindi includere al meglio ogni aspetto – che la si tiri da una parte o dall’altra qualcosa resterà sempre scoperto – Arte Fiera continua a rivelarsi una sfida audace, almeno nelle intenzioni.

Testo di Laura Luppi

  • Visione artistica 75%
  • Coinvolgimento 70%
  • Valutazione 70%

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