“davvero”-“truly”, Bruna Esposito da Luger

“Davvero”? Sì, davvero! La personale di Bruna Esposito presso la galleria di Federico Luger a Milano stupisce davvero.

L’immersione avviene con spontaneità non appena si varca la soglia della sala allestita con un’installazione di scope di bambù in piedistalli di marmo e fotografie macro ravvicinate di giganti occhi di pesce. Guardano e osservano queste pupille; ipnotizzano magnetizzando con la forza di attrazione di bui crateri che, a ben vedere, potrebbero essere proprio voragini di vulcani, o pianeti orbitanti in galassie parallele. Buchi neri di un universo trasversale, il quale ci ricorda quanto relative siano le distanze spaziotemporali, la concezione stessa di tempo e spazio, la materia, il micro e il macro cosmo.

Materia appunto, perché in fondo queste immagini restituiscono l’effetto visivo di superfici marmoree rossastre, grigie e ocra, molto simili a quelle dei cilindri che contengono gli alberi-scope come ne fossero i vasi. La fitta foresta di insoliti arbusti non prevede un percorso prestabilito per attraversarla. Lo si può fare liberamente sotto l’occhio vigile dei misteriosi osservatori fuori campo, per antiche culture simbolo esoterico che tutto vede, sorveglia e risveglia sul piano spirituale. Un possibile richiamo all’alchimia, con cui la Esposito ha dimostrato più volte interessanti relazioni nelle sue numerose opere, sollecitando su molteplici livelli la percezione sensoriale dello spettatore con suoni, odori e suggestioni. Le scope stesse, familiari elementi compositivi per l’artista, rimandano a tradizioni magiche, a usanze e credenze popolari. Rivolte verso l’alto paiono galleggiare su fondali marini in un’atmosfera mistica e ironica, capace di fondere in un unico ambiente atmosfere terrene, marine e astrali.
Quando si parla di Bruna si parla di poetica, di delicatezza, di un messaggio sospeso con la leggerezza di un gesto, un’installazione, un video o un’immagine di forte impatto espressivo che cattura nella sua immediatezza senza ricercarne la spettacolarità. Mi chiedo dunque da dove provengano le sue visioni, ma ho la fortuna di poterle rivolgere direttamente la domanda durante l’inaugurazione della mostra. Mi confessa la loro origine, itinerante in attimi di pensiero lontani, successivamente elaborati e meditati magari per lungo, lungo tempo. Scintille nate all’improvviso, ma che necessitano inevitabilmente di una paziente gestazione affinché possano prendere vita, forma, sostanza. Come dei semi, suggerisco io, dai quali lentamente affiorano prima le radici, poi i fiori, infine i frutti. Come una coreografia, aggiungo ora, una danza, parte integrante della formazione dell’artista che ha studiato con Batya Zamir e Sally Gross e collaborato con Penelope Wehrli.

Per la quarta volta in mostra presso gli spazi espositivi di Federico Luger, Bruna Esposito (Roma, 1960) rinnova la sua presenza alla FL Gallery con una ricerca in continua evoluzione. Vissuta a Roma, New York e Berlino, l’artista ha esposto in numerose personali e collettive tra cui La Biennale di Venezia nel 1999 e nel 2005, la Biennale di Istanbul nel 2003 e nel 2004, la Biennale di Gwangju in Corea del Sud nel 2004, la Quadriennale di Roma nel 1996 e nel 2008, vincendo inoltre numerosi premi come il Leone d’Oro della Biennale di Venezia per il padiglione Italiano dAPPERTutto, il Primo Premio Nazionale per i giovani Artisti Italiani nel 2001, e nel 2011 la Selezione al Premio della Camera dei Deputati per il 150° dell’Unità d’Italia.

Dal 16 novembre 2016 al 31 gennaio 2017
Bruna Esposito “davvero” / “truly”
FL Gallery
via Sabotino 22, Milano
www.flgallery.com

Testo di Laura Luppi

  • Visione artistica 77%
  • Coinvolgimento 90%
  • Valutazione 85%

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