H-ARTH-ART CONTEST: MATTEO MONTAGNA

Ho conosciuto Matteo Montagna per caso. Al ritorno da Artissima, sul treno, si è seduto di fronte a me questo ragazzo con l’aria sognante armato solo della sua moleskine. Disegnava, e ha disegnato tutto il tempo. La mia curiosità nei confronti della sua delicata dedizione, quasi fosse in una religiosa preghiera, mi ha fatto rompere l’incanto. Matteo era ad Artissima a “eseguire” una performance. Quest’anno la fiera di Torino prevedeva la sezione dedicata a questa section d’art, Matteo, con il docente NABA Marcello Maloberti, ha eseguito: “PER4M, AMEN – Il boschetto dei giovani artisti”.

Questa è una recensione parlata, o meglio raccontata da lui stesso, non una semplice ricognizione sul suo lavoro. Ho chiesto a lui di affondare il pensiero non per spiegare ma per raccontare l’arte che non si può ricondurre a oggetto fisico, quella che sta prima e dopo il pensiero. Nelle sue opere trovo nostalgie profonde, la memoria è certezza della vita che si preserva dall’amara condizione dell’oggi. Il destino delle sue storie lo affida all’incantesimo come se ricapitolasse un brano di poesia: memoria, rimpianto, immagine, eco della speranza. Nell’arte di Matteo avviene la trascrizione d’immagini ritrovate da qualche parte, un incontro attraverso il carattere metamorfico della memoria. Una digestione infinita della nostra mente che crea visioni, Matteo le spoglia dall’ambiguità e le riconduce a una di verità registrata dal suo sguardo, che instancabilmente indaga.

 

LA DELICATEZZA DEI TUOI LAVORI?

La delicatezza dei miei lavori penso che derivi in primis dal mio carattere gentile nei confronti del mondo e quindi penso che questo influisca anche nel mio modo di pormi a essi. D’altronde nelle opere degli artisti c’è la loro vita. Questa delicatezza poi è riscontrabile anche tramite tutto quello che riguarda e circonda la mia ricerca artistica, in altre parole la collaborazione con i bambini (che tra l’altro alleno a calcio da 2 anni), i ricordi infantili, gli strumenti e i giochi che si usavano da bambini. Mi piace definire lo studio dove lavoro e la mia mente come un grande scatolone di raccolta di giochi, oggetti dimenticati e ritrovati, ricordi infantili, sogni, immaginazione. Un altro aspetto che è importante per ritrovare questa delicatezza è il mio vagare nella natura.Prendo molta ispirazione dagli spazi all’aperto, e preferisco creare l’opera al di fuori per poi portarla quasi finita in studio. Inoltre sono stato sempre affascinato da ambienti come i playgrounds e dallo sport, che fa parte della mia vita.

COME TI DEFINISCI? QUEL CHE PERCEPISCO PERSONALMENTE È LA VOLONTÀ DI UN ARTISTA “PERMORMATIVO” CHE BLOCCA L’ATTO NELL’INSTALLAZIONE.

Allora, in effetti, non avevo mai dato troppo peso a questa parola (performativo) per quanto riguarda il suo significato e della pratica stessa della performance, perché è un esporsi al pubblico in modo molto più diretto e nudo. Devo dire che però con questa domanda mi fai ragionare su alcuni argomenti ai quali non avevo mai dato troppo peso nel mio lavoro (grazie!!!) Valutarmi come un artista “performativo” che blocca l’atto nell’installazione o nella scultura non è sbagliato, perché in “Salone” l’opera viene ricreata ogni volta con un atteggiamento performativo, nel senso che dispongo la mia coperta e poi calcio i palloni su di essa finché non si posano in una forma di loro natura. Oppure in “Metto a fuoco l’acqua” i vari fotogrammi sono azioni bloccate e rallentate volutamente per ricreare una sorta di focalizzazione sui varchi temporali che compongono un’azione. Nella produzione dell’opera però “performavo” tutto in modo più fluido e veloce.

In “Autoritratto” la produzione della composizione era all’interno di un asilo, dove ho collaborato con bambini e maestre per 3 giorni nelle loro classi. Quello che restituisco al pubblico sono 100 disegni in una scatola di legno. Tra l’altro in questo lavoro c’è stata anche tutta una parte di accettazione dei bambini nel loro piccolo mondo quotidiano, la classe. Ho potuto giocare, raccontargli storie, disegnare con loro e per loro. Anche per i disegni sui taccuini vale quasi lo stesso procedimento di “Autoritratto”, solo fatti da me e non per mezzo di altri. Le mie installazioni sono azioni intrappolate.

 4 3AUTORITRATTO
Disegni in tecnica mista su carta, cm
21x29,7
2011

2 5 

METTO A FUOCO L’ACQUA
Videoproiezione, 16’
2013

6

SALONE
Installazione con palloni di cuoio e tela e
coperta, cm 200 ca.
2014

Schermata 2014-12-18 alle 17.01.55

Z312 – M2
disegni su carta, cm 15x20

 

Testo di Ilaria Bochicchio




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