HILMA AF KLINT: Paintings for the Future — Guggenheim New York

Testo di Ilaria Bochicchio da New York    

La pittrice di origine svedese ha indagato un linguaggio pittorico che richiama fortemente l’astrattismo di Wassily Kandinsky, Kazimir Severinovič Malevič e di Piet Mondrian, anticipando i suoi colleghi. Hilma af Klint è riuscita a riempire di un significato diverso, esplorando la pittura come strumento di ricerca per “altro”.

Simile solo per la sintesi di forme e colori, nel suo caso anche di più audace tavolozza, Hilma af Klint, ha vietato la visione dei suoi dipinti per un periodo di 20 anni a partire dal giorno della sua morte. Di complessa indagine è il suo lavoro, anche a causa della quantità di tutti i diari e appunti che sono stati studiati e tradotti in un tempo dilatato.

Nella mostra al Guggenheim di New York l’ampia retrospettiva mette in luce ampiamente il complesso lavoro dell’artista. Dai primi dipinti naturalistici fino alle composizioni simboliche di sintesi e riduzioni astratte con forme geometriche che richiamano altri mondi e misteriose connessioni.

Hilma af Klint
Group IX/SUW, The Swan, No.17 (Grupp IX/SUW, Svanen, nr17), 1915 from The SUW/UWSeries (Serie SUW/UW)
Oil on canvas, 150.5 x 151 cm
The Hilma af Klint Foundation, Stockholm
Photo: Albin Dahlström, the Moderna Museet, Stockholm

Filosofia e concetti spirituali si uniscono riassumendosi in forme fisiche sulla tela. Il suo coinvolgimento nello spiritualismo era dovuto anche alla transizione molto importante di un momento storico: l’industrializzazione e gli spostamenti di massa dalle campagne alle città, la scoperta dei raggi X e delle scienze naturalistiche aprivano, per alcuni, la percezione ad una nuova realtà intrisa di un epocale cambiamento.

In gruppi di persone membri di un’élite privilegiata nasceva la consapevolezza che il mondo e la realtà non fossero percepibili solo attraverso i cinque sensi.

Hilma Af Klint durante la sua vita prese parte a diversi movimenti religiosi e filosofici che ebbero un grosso impatto sul suo modo di pensare e percepire il mondo. Una visione strettamente connessa allo spirituale e che si “ostina” ad andare oltre il tangibile.

Fu influenzata anche dalla teosofia e dall’antroposofia grazie alla conoscenza nel 1908 del filosofo Rudolf Steiner, leader del movimento Teosofico in Germania.

Il suo processo di elaborazione dei quadri, dei diari e degli appunti era sempre connesso al “rituale” di creazione per connettersi con una coscienza superiore e per poter analizzare diverse dimensioni e sfaccettature dell’esistenza umana.

Hilma af Klint
The Ten Largest, No. 7., Adulthood, Group IV, 1907
Tempera on paper mounted on canvas
315 x 235 cm
Stiftelsen Hilma af Klints Verk
Photo: Albin Dahlström/Moderna Museet

Analizzando l’opera The Swan il concetto di potenza simbolica si esprime attraverso il binomio compositivo del bianco e nero, riflesso della dualità. Per l’artista è costante ed emerge sempre il riferimento della connessione del Macro e Micro Cosmo. Il desiderio di utilizzare la pittura per scopi di “rivelazione” si evince oggi attraverso la straordinaria completa panoramica espositiva che il Museo offre. E l’interesse sorge ancora di più nell’osservare la radicale scelta, da parte dell’artista, di non mostrare qualcosa ad un pubblico non preparato ad accogliere un pensiero, per l’epoca, troppo visionario.

Hilma af Klint: Paintings for the Future
Fino al 23 aprile 2019
SOLOMON R. GUGGENHEIM MUSEUM
NEW YORK

foto cover: Installation view: Hilma af Klint: Paintings for the Future, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, October 12, 2018–April 23, 2019
Photo: David Heald

All images are courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum New York

 

  • Visione artistica 88%
  • Coinvolgimento 90%
  • Valutazione 85%

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