THE DINNER PARTY – BROOKLYN MUSEUM

THE DINNER PARTY – BROOKLYN MUSEUM
Testo Ilaria Bochicchio da New York

Al Brooklyn Museum di New York un intero piano è dedicato alle donne. Nello specifico all’arte femminista che nel tempo ha creato moti di rivoluzione per guadagnare con forza il sempre utopico diritto alla parità dei sessi.

Si alternano manifesti, testimonianze di azioni performative, video installazioni, dipinti e anche del materiale proveniente dall’universo maschile come l’azione performativa Kiss Off di Vito Acconci.

Sorge la riflessione su quanto il mondo stia ancora andando nella direzione del Woman Power, Gay Power, Black Power, per sancire la necessità che ci sia sempre un potere e un ordine cosmico da dover ristabilire. (Oltre alla mostra A Femminist Look at the Collection in questione, nello stesso piano è presente Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power).

Arte per esprimere un diritto, una sofferenza, un disagio o un desiderio espresso con rabbia nei confronti di un nemico che cambia il suo volto a seconda della lotta che si sceglie di combattere.

Torniamo alla rivoluzione delle donne e all’installazione centrale del Museo: The Dinner Party.

Una cena speciale organizzata dall’artista Judy Chicago a base di vulve in ceramica.

Alcune delle opere sono dei veri e propri bassorilievi, tra le quali le vulve di Virginia Woolf, Margaret Sanger e Georgia O’Keeffe. Le altre sono solo dipinte sui piatti e alcune si astraggono talmente tanto da risultare puro motivo decorativo.

L’opera nel dettaglio è composta così: 39 posti a tavola apparecchiati, disposti lungo una tavola triangolare. Ogni posto rappresenta una figura storica femminile. Si appoggia su una base, chiamata “Heritage floor”: un triangolo composto da 2300 mattonelle di porcellana su cui figurano i nomi di 999 donne della mitologia e della storia.

È stata considerata tra le prime opere femministe epiche e ha ricevuto aspre critiche, soprattutto sul distacco tra l’esecuzione del lavoro estetico (considerato kitsch) e l’importanza del senso attribuita all’opera.

Il critico Hilton Kramer l’ha definita espressione di un’arte grossolana e arretrata.

[Mr. Kramer called it both “very bad” and “failed” art. “Nothing more obvious or accessible or didactic has been seen in an exhibition of contemporary art in a very long time,” he wrote, concluding that “to this male observer, it looks like an outrageous libel on the female imagination.”] New York Times

A causa di Kramer l’opera è stata “ribattezzata”: Vagina on plates.

È innegabile, trovandosi alla cena dove le commensali invitate sono lo stesso “oggetto” da mangiare che probabilmente il messaggio dell’artista non è stato perfettamente sintetizzato nella potenziale idea di partenza. Quello che si percepisce è un desiderio di rottura mostrando la parte più intima di donne che hanno fatto la storia. Nella realizzazione finale qualcosa sfugge. L’eccessivo decorativismo delle tovaglie e della tavola fa pensare al lavoro di cucito che per secoli le donne hanno svolto come simbolo della loro spontanea attitudine e devozione al focolare domestico. Le vulve hanno uno stile non omogeneo, quelle in rilievo comunicano una forza e una potenza che quelle solo dipinte non hanno. Infine perché dovremmo, simbolicamente mangiare delle vulve famose? C’è da considerare che l’opera attira l’attenzione con immediatezza forse simbolo di un tabù che non è mai davvero cessato di esistere.

Brooklyn Museum
200 Eastern Parkway
Brooklyn, New York 11238-6052

  • Visione artistica 77%
  • Coinvolgimento 90%
  • Valutazione 85%

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