VIVIAN MEIER: UNA FOTOGRAFA RITROVATA

Ogni essere umano convive con tante identità, è un insieme di aspetti diversi che concorrono a formare un tutto, il carattere.

Vivian Meier doveva saperlo bene. Tata di professione e fotografa nel cuore, non riusciva mai a separarsi dalla sua macchina fotografica, investendola di un’importanza fondamentale nelle sue giornate, come una compagnia inseparabile, un mezzo per indagare e capire la realtà circostante e utilizzata come uno specchio per comprendere meglio se stessa.

La sua curiosità si spingeva negli angoli più nascosti e bizzarri e il suo sguardo si fermava lì, anche solo per un attimo, arrivano fino a noi, impresso nelle sue sorprendenti fotografie.

Il profilo di una donna, i suoi occhi, lo scorcio di una strada, un gruppo di bambini che giocano: immagini semplici ma dense, con la capacità di stamparsi nella mente dell’osservatore e di non andarsene con facilità.

Le fotografie della Meier te le ricordi, è inevitabile.

Forse perché contengono ciò che vorremmo essere capaci di vedere, forse perché condensano l’anima di una realtà quotidiana e proprio nella loro semplicità contengono sfaccettature che tutti vediamo, ma che non tutti siamo capaci di guardare.

Nella galleria Forma Meravigli sono esposte le Fotografie di Vivian Meier, scattate negli anni Cinquanta e Sessanta e sono presenti alcuni video a colori degli anni Settanta in Super 8, soprattutto tra New York e Chicago.

La maggior parte delle fotografie sono state sviluppate postume, un chiaro segno di quanto a lei poco importasse del risultato finale, ma del processo che lo precedeva.

Non le importava vedere l’immagine impressa, sapeva già cosa l’aveva spinta ad arrivare fin lì, col suo sguardo austero e riservato e le inquadrature misteriose.

Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”. (Marvin Heifermann)

Fino  al 31 gennaio 2016
Forma Meravigli
via Meravigli 5
20123 Milano
www.formafoto.it

 Testo di  Eleonora Gargantini

 

  • Visione artistica 80%
  • Coinvolgimento 90%
  • Valutazione 85%

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