ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti presenta Vicino al Cuore, la prima mostra personale in un’istituzione italiana dedicata a Simone Forti (Firenze, 1935), coreografa, danzatrice e artista visiva italoamericana.

La mostra porterà l’attenzione della critica e del pubblico sulla poetica di Simone Forti, figura chiave nello sviluppo della performance dalla fine degli anni Cinquanta a oggi.
L’esposizione è curata da Chiara Nuzzi e Alberto Salvadori e sarà aperta gratuitamente al pubblico da domenica 2 febbraio 2020.
 
Nel percorso espositivo sono contestualizzate le fasi più significative della ricerca artistica di Simone Forti dagli anni Sessanta a oggi, raccogliendo una selezione di opere storiche e inedite – tra cui disegni, acquerelli, installazioni, video di documentazione e performance – strettamente legati alla biografia dell’artista.
L’instancabile ricerca artistica di Simone Forti oltrepassa i confini della performance stessa grazie a una pratica in continuo dialogo tra improvvisazione e sperimentazione che ben rappresenta la riflessione etica, filosofica e intellettuale proposta da ICA Milano legata al tema del vivente, fil rouge che accompagna l’intera programmazione dell’Istituzione sotto la direzione artistica di Alberto Salvadori.
 
Scrivono i curatori: “Per Simone Forti, interessata a conoscere la realtà attraverso il corpo, l’esperienza diretta rappresenta l’elemento principale per la comprensione del mondo circostante. Durante la sua carriera, infatti, ricerca artistica ed esperienze personali si fondono e si influenzano le une con le altre, caratterizzando il suo lavoro con una libertà senza paralleli che rende la sua pratica priva di demarcazioni legate a specifici generi o discipline”.

Simone Forti nasce a Firenze nel 1935 cresce a Los Angeles, dove nel 1938 si trasferisce con la famiglia, di origini ebree, a causa delle leggi razziali fasciste. A metà degli anni Cinquanta, Forti si forma a San Francisco seguendo la coreografa Anna Halprin e sviluppando una ricerca improntata all’improvvisazione e all’unione di movimento corporeo, luce, suono e linguaggio.
Nel 1959 il suo trasferimento a New York per studiare con Merce Cunningham, pioniere della modern dance americana e internazionale, e con il coreografo e musicista Robert Dunn, grazie al quale si avvicina agli studi sul “suono puro” di John Cage.
È in questo periodo che Forti inizia a comporre e sviluppare le sue prime coreografie sia individualmente che in collaborazione con alcuni degli artisti della scena newyorkese underground. Tra questi alcuni di loro erano legati all’ambito della performance e della danza come Yvonne Rainer, Trisha Brown e Steve Paxton e i musicisti La Monte Young e Charlemagne Palestine.
 
Nel 1961 l’artista presenta la serie di performance Five Dance Constructions & Some Other Things, all’interno di una serata curata da La Monte Young nello studio newyorkese di Yoko Ono. Percepite allora come opere radicalmente nuove, queste performance sono oggi incluse nella collezione permanente del MoMA di New York.
Due di queste performance, Huddle e Censor, saranno presentate negli spazi della Fondazione ICA nel periodo di apertura della mostra, in date e orari prestabiliti.
Huddle consiste nel gesto collettivo di un gruppo di performers che, avvinghiati gli uni agli altri, formano un’unica entità strutturale, una scultura vivente e dinamica. Ciascun danzatore si stacca dalla massa di corpi e si arrampica sopra le schiene degli altri compagni, per poi rientrare a far parte del gruppo. La performance diventa così una metafora delle dinamiche sociali che si creano all’interno di gruppi di persone, esplicitando il conflitto tra individualità e collettività.
In Censor, un performer scuote energicamente una scatola contenente dei chiodi mentre un altro cerca di sovrastare il rumore prodotto intonando ad alta voce una canzone. Il tentativo della voce di emergere dal forte rumore fa riferimento al clima di protesta nei confronti della crescente restrizione sociale, vissuto dalla stessa Forti a inizio anni Sessanta.
 
Conosciuta soprattutto per le performance radicali e dirompenti sviluppate negli anni Sessanta, la produzione artistica di Simone Forti comprende anche disegni e acquerelli realizzati tra il 1961 e il 1966, quando l’artista studia pittura presso l’Hunter College di New York.
A testimonianza di questo periodo, Vicino al Cuore presenta alcuni acquerelli inediti eseguiti nel 1966, in particolare le serie Baby, composte da alcuni acquerelli realizzati con colori primari che si riferiscono a due momenti cruciali della vita dell’artista, e Adventures of Red Hat, dedicati a momenti di vita quotidiana trascorsi con l’artista e compagno Robert Withman, ma anche a scene di viaggio e di campeggio.
 
Dopo un decennio di ricerca a New York, nel 1968 l’artista ritorna in Italia e trascorre un anno a Roma, dove si concentra sullo studio dei comportamenti istintivi degli animali dello zoo ritraendone i gesti, i movimenti e le pose per utilizzarli nella propria ricerca.
Tali disegni, le cui linee vivaci comunicano un profondo senso di energia, mostrano il tentativo di trascrivere l’interezza dei corpi animali e di catturare la fluidità delle loro reazioni e dei loro gesti, interpretandoli come una vera e propria danza.
A testimonianza di questo periodo di ricerca, sono esposte a ICA le serie Animal Study – Oxen, Turkey, Ostrich (1968 – 2005) e Animal Study – Gorilla (ca. 1990), nelle quali pone in relazione la gestualità e i movimenti degli animali, inseriti in un contesto di cattività, con i loro sistemi di comunicazione, per uno studio sulla relazione tra danza e parola.
In contrapposizione allo stato di cattività degli animali negli spazi dello zoo, l’osservazione dei gatti randagi nelle strade di Roma è il punto di partenza per l’installazione Largo Argentina (aka Rome Cats) (1969 – 2012), dove alcune fotografie di gatti sono proiettate in loop su un lenzuolo bianco sospeso nello spazio, accompagnate dal suono di alcuni acchiappasogni mossi da un ventilatore.
 
A Roma Simone Forti incontra Fabio Sargentini, fondatore della storica galleria L’Attico, che la introduce al contesto artistico italiano e le permette di utilizzare gli spazi della galleria sia come studio sia come luogo per presentare il suo lavoro.
Presso L’Attico, Forti realizza alcune performance di Dance Constructions e Sleep Walkers/Zoo Mantras, riproposte al primo piano negli spazi di ICA con una documentazione video dedicata.
In particolare, Sleep Walkers (1968/2017), è un’opera fondante per la ricerca dell’artista e rappresenta una riflessione sul comportamento animale sviluppato in cattività. Ne risulta un lavoro meditativo che riflette il complesso equilibrio tra la condizione di restrizione e libertà.

Il percorso espositivo presenta alcune performance seminali di danza che hanno fatto conoscere il linguaggio di Forti al pubblico internazionale. Tra queste Cloth (1967), in cui dei performer nascosti dietro tre quinte lanciano a ripetizione stoffe colorate mentre cantano sulla base di canzoni registrate da alcuni amici di Forti. Tra le opere degli anni Ottanta, la mostra documenta le performance News Animation: Mad Brook Farm (1986), in cui Forti reinterpreta le cronache dell’epoca attraverso il movimento e la lettura concitata di materiale proveniente dalla stampa locale e internazionale raccolto da lei stessa, e Touch (1989), svoltasi al giardino botanico Wave Hill Estate di New York, durante la quale l’artista esplora le connessioni tra la storia archeologica del sito e la condizione umana presente.
 
Contestualmente alla mostra di Simone Forti, nella project room di ICA Milano sarà presentato, in collaborazione con Fondazione Il Lazzaretto, When The Towel Drops Vol 1 | Italy, videoinstallazione del collettivo Radha May, composto da Elisa Giardina Papa, Nupur Mathur e Bathsheba Okwenje. L’installazione, a cura di Claudia D’Alonzo, costituisce una riflessione sui temi della censura e della femminilità nel cinema italiano del dopoguerra e riporta alla luce centinaia di documenti d’archivio e di scene tagliate da film italiani e stranieri degli anni Cinquanta e Sessanta.

SIMONE FORTI. Vicino al Cuore
A cura di Alberto Salvadori e Chiara Nuzzi
Fino  a domenica 2 febbraio 2020

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