Suitcase Project: l’importanza dell’allestimento

Suitcase Project: l’importanza dell’allestimento

L’allestimento è una delle caratteristiche fondamentali di una mostra, che passa quasi inosservato ma è cioè che in fondo valorizza ogni opera d’arte.

In questo progetto di mostra, in particolare, l’allestimento gioca un ruolo determinante, che ha a che fare con la condivisione di un’esperienza, la reinterpretazione e la personalizzazione in una proposta di mostra che renda unica ogni tappa del percorso.

Suitcase Project è un viaggio in 8 tappe, più la prima di presentazione a Milano, in cui ogni tappa si differenzia dalle altre per la particolarità dello spazio e per il riadattamento delle opere proposte in modalità originale.

Il format è semplice: 20 opere di 7 artisti contemporanei viaggiano all’interno di una valigia anni ’70 attraverso 9 sedi italiane, grazie al supporto degli spazi (gallerie o spazi indipendenti) e soprattutto degli artisti che si sono resi disponibili alla spedizione e al ritiro della valigia, nonché all’allestimento del suo contenuto.

Il progetto è stato ideato dalla curatrice milanese Erika Lacava riadattando un vecchio progetto di arte concettuale di Lucy Lippard, coinvolgendo gli artisti, tra affermati ed emergenti, su una tematica naturale per una valigia: il viaggio.

Le opere, tutte di piccolo formato, di Fabio Adani, Annamaria Gelmi, Alessandro Lobino, Lucia Pescador, Fabio Presti, Fabio Refosco, Dado Schapira hanno così intrapreso a Ottobre 2018 questo viaggio lunga la penisola italiana che li porterà a visitare spazi grandi e piccoli tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna, con una tappa per ogni artista, più quella iniziale e quella finale scelte dalla curatrice.

Spazio Rizzato, a Marano vicentino, è la prima sede che ha accolto la valigia in questo peregrinare anomalo di qua e di là. E ne ha interpretato bene lo spirito di apertura del progetto proponendo una modalità allestitiva che ha coinvolto lo spettatore fin dall’inizio.

La mostra si è inaugurata il 16 novembre a pareti sostanzialmente vuote, tranne che per i pannelli esplicativi con i nomi degli autori, e un percorso tracciato a pavimento con del filo rosso. Un indizio, per i più attenti, che avranno potuto riconoscere nel tracciato lo stesso percorso che ha fatto la valigia per giungere fin qui e che farà per raggiungere le sedi successive. Solo dopo diversi attimi, in cui il pubblico iniziava a chiedersi che senso avesse l’esposizione, è arrivata la valigia con il suo carico di opere e ha avuto inizio la performance di Fabio Refosco, artista in loco, con Alice Traforti e Gabriele Cavedon di Spazio Rizzato.

Con fare assorto i tre performer hanno aperto la valigia e tolto una ad una le opere, accompagnati da un brano in sottofondo. Le hanno liberate dall’imballo e se le sono passate di mano in mano, con un gesto che attribuiva a ogni opera valore e la sacralità quasi di una reliquia. Le hanno appese o appoggiate su supporti, seguendo un allestimento già stabilito in precedenza.

Tanto è stato il coinvolgimento del pubblico, chiamato a osservare la riproposizione delle dinamiche del viaggio e la scelta accurata dei pezzi, piccoli il giusto per stare dentro una valigia, della tipologia giusta per star bene con gli altri. E l’attesa vissuta dalla curatrice a mano a mano che le opere le venivano spedite, un pacchetto per volta, e la valigia lentamente si riempiva.

Diverse le opere in mostra, valorizzate attraverso l’allestimento con materiali volutamente poveri: i delicati piccoli cammei di Fabio Presti, paesaggi montuosi con alberi, e le montagne di filo rosso di Dado Schapira sono esposte su mensole in legno, le montagne scavate e rese quasi astratte di Annamaria Gelmi sono appoggiate su rotoli di cellophane a pavimento, per ricreare la dimensione dello sguardo dall’alto dalla cima di una montagna, i “carotaggi” di Alessandro Lobino sono esposti su un cubo luminoso per esaltarne la trasparenza, mentre i paesaggi su carta di vecchi quaderni di Lucia Pescador e il delicatissimo dittico pittorico-fotografico di Fabio Adani sono appesi più tradizionalmente a parete.

Particolare l’allestimento delle piccole opere di Fabio Refosco, “spioncini dell’anima” come li definisce l’autore, attaccati su uno specchio in cui lo spettatore può riflettersi mentre guarda l’opera, come l’artista, accompagnato in auto in seguito a un incidente stradale, vedeva scorrere il paesaggio della campagna vicentina accanto al proprio volto rispecchiato nel finestrino dell’auto.

Martedì 4 Dicembre alle 20.30, le opere saranno spiegate con metodo “semplice” da Alice Zannoni durante la presentazione del libro “L’arte contemporanea spiegata a mia nonna”. Maggiori informazioni su
http://www.otticarizzato.com/wordpress/larte-contemporanea-spiegata-a-mia-nonna/

Ora la tappa a Marano Vicentino è quasi conclusa e Spazio Rizzato si appresta a riempire la valigia. La ricomposizione e la chiusura della valigia a Spazio Rizzato non sarà meno interessante della sua apertura: il pubblico è invitato, il 6 Dicembre, a partecipare alla ricomposizione della valigia e alla stesura della bolla di trasporto che accompagnerà la valigia nel viaggio verso la sede di mostra successiva: la galleria VisioniAltre di Venezia, dove verrà ospitata dal 10 al 30 Gennaio 2019, per poi approdare in altre sedi.